PHOTO
BOLZANO. “Jochi” Holzer - i funerali si svolgeranno oggi alle 14 a Stegona - aveva 11 anni, Manuel Moroder ne aveva quattro di più. Uno abitava a Stegona in Val Pusteria, l’altro ad Ortisei. In comune la passione per lo sci fuoripista. Sono morti a dieci giorni di distanza uno dall’altro travolti dalle valanghe: il primo a cima Pic in Val Gardena , il secondo in un canalone a Plan de Corones. Un tributo pesante pagato al piacere di scendere in neve fresca senza rendersi conto - a quell’età è normale sia così - dei rischi che si corrono su certi pendii e in particolari condizioni meteo. La storia di Jochi e Manuel è di quelle che colpiscono tutti, perché tutti si identificano col dolore lacerante dei genitori, e si dividono sui giudizi, interrogandosi sulle cause. Pura fatalità? Forse, ma non solo. Poi c’è il discorso della responsabilità: c’è chi ritiene che mai lascerebbe andare il figlio a sciare da solo a 11 anni - la Procura ha avviato un’inchiesta in cui i genitori potrebbero teoricamente essere chiamati a rispondere di “abbandono” di minori - e chi invece molto più realisticamente ritiene che sia una cosa normale. «A 11 anni - ammette Daniele De Caro, vicepresidente dello Sci Club Grole di Bolzano - un ragazzino che sappia sciare è perfettamente in grado di andare in pista da solo ed è la cosa più normale del mondo in particolare tra chi vive in montagna. Il guaio è che la neve fresca esercita un’attrazione fatale in particolare sui giovanissimi. È sempre stato così: solo che in passato in genere il fuoripista era collegato allo scialpinismo sinonimo di fatica e di conoscenza, almeno a livello di nozioni basilari, della montagna e dei suoi rischi. Oggi non è più così, tra i giovanissimi impazza il freeride. Ovvero acrobazie in situazioni estreme in grado di appagare la ricerca di emozioni forti. I ragazzi vanno su youtube vedono filmati i cui protagonisti fanno cose folli e scatta la voglia di emularli. Non è un caso che quest’anno, per la prima volta, ci abbiano chiesto di organizzare un corso di freeride che però non abbiamo fatto».
Cosa si può fare per mettere in guardia i giovanissimi dai rischi che corrono?
«Bisogna puntare sull’informazione. A livello di piste in questi anni si è fatto moltissimo per migliorare la sicurezza pensando però sempre allo sciatore tradizionale e a chi fa snowboard. Bisogna andare oltre: bisogna segnalare le zone a rischio valanghe ben sapendo che aumenta il numero di coloro che salgono con gli impianti per poi scendere in fuoripista. Anche i maestri di sci, gli allenatori e la scuola sono chiamati a fare la loro parte».
Aaron, il fratello di Manuel, all’indomani della tragedia aveva detto: «Spero che la sua morte serva ad evitare altri drammi». Così non è stato. «Oggi - commenta Raffael Kostner, direttore tecnico dell’Aiut Alpin Dolomites - i ragazzini sanno sciare bene, hanno i materiali giusti per scendere fuoripista e su pendii molto ripidi. Quello che manca loro è la conoscenza della montagna- Non sanno i pericoli che si nascondono sotto il manto di neve fresca che copre un canalone».
Ad esaltare il freeride oltre ai filmati su youtube anche i materiali: «In autunno sono stato alla fiera a Modena dove i pezzi forti erano i “rocker”, gli sci curvati davanti e dietro per le acrobazie in neve fresca - spiega Claudio Zorzi, presidente del Collegio dei maestri di sci dell’Alto Adige -. Anche il mercato asseconda la ricerca di momenti sempre più carichi di adrenalina. Con attrezzature al top salgono con gli impianti fino a 2.400 metri di quota e poi giù per canaloni pieni di salti e insidie. Cosa si può fare? Puntare sull’informazione che in una terra di montagna come la nostra potrebbe essere fatta già a livello di scuola dell’obbligo». Condivide l’analisi l’ex campione dello sci azzurro Peter Runggaldier che ritrova se stesso nella voglia dei ragazzini di andare “un po’ oltre”: «Siamo stati tutti così, perché a quell’età non ti rendi conto del pericolo. I genitori fanno quello che possono, ma non possono mettere le catene ai propri figli. Anche perché lo sci è uno dei pochi momenti di libertà che i ragazzini, stressati da scuola e corsi, ormai hanno. Non possiamo toglier loro anche questi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


