BOLZANO/MERANO. Potrebbe essere un’analisi del Dna in laboratorio a risolvere il «giallo» per il furto di 16 mila euro spariti dalla cassaforte dello «Stifterhof» di Maia Alta (nella foto), il soggiorno montano riservato ai poliziotti. Ieri il tribunale ha disposto una perizia di carattere genetico sui due guanti in lattice rinvenuti nei pressi della cassaforte presa di mira dal ladro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti i guanti in questione sarebbero stati persi a seguito della fretta proprio dal probabile ladro che avrebbe agito con una delle chiavi disponibili della cassaforte.
Ricordiamo che la Procura della Repubblica è convinta che il furto sia stato inscenato per tentare di attribuirlo ad una persona esterna alla polizia e alla gestione della struttura. In realtà sul banco degli imputati (accusato di peculato) c'è Carlo Fabrizio Melle, poliziotto meranese che però si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda. Ieri mattina i giudici hanno conferito l’incarico peritale al dottor Oswald Prinoth dell’ospedale di Bolzano che ha giurato in aula in occasione dell’illustrazione del quesito. In sostanza il tribunale ha chiesto al professionista di «accertare la paternità delle tracce biologiche di Dna rilevate in sede di indagini preliminari sui guanti in lattice di cui ai reperti acquisiti al fascicolo». Lo stesso perito dovrà quindi indicare ai giudici se le tracce genetiche rilevate possano essere «riferibili ai profili di Dna dell’imputato Carlo Melle e con quale percentuale di certezza». Fabrizio Melle , che ha sempre negato ogni addebito, ha dato il proprio consenso all’esame che prevede un prelievo di capelli, peli o mucosa del cavo orale per procedere alla comparazione del profilo genetico. (ma.be.)
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