BOLZANO. Sul futuro della Zona produttiva è calato il silenzio. Eppure ogni giorno 25 mila persone vi arrivano per lavorare. E non ci sono più tensioni etniche per giustificare l’ostracismo. Per rilanciare il dibattito su Bolzano Sud, ieri la Cisl di Bolzano e Bassa Atesina ha organizzato un convegno convocando Assoimprenditori, Cna, Unione Commercio, Comune, Bls. «Una volta avremmo chiamato solo l’industria - dice il sindacalista Renzo Rampazzo, organizzatore insieme a Maurizio Cultraro -, oggi per discutere dello sviluppo sostenibile della Zona bisogna confrontarsi con tante categorie diverse».

La Zona sta già cambiando. Accanto alle industrie (poche) ci sono imprese artigiane, commercio all’ingrosso e al dettaglio, servizi. E potrebbe essere solo l’inizio. La direzione è quella di unire sempre più la Zona col resto della città, superando - metaforicamente e non - il confine segnato dall’Isarco. Chiara Pasquali, assessora comunale all’urbanistica, rilancia l’idea di trasformare l’area tra ponte Roma e via Lancia in una zona mista: residenziale, verde, servizi, artigianato. Una «Oltrisarco 2», che anche grazie al ponte pedociclabile previsto al Twenty potrebbe diventare il pezzo di città mancante tra la Bolzano al di qua del fiume e Oltrisarco. «Sono 15-20 ettari da trasformare - dice Pasquali -. La legge urbanistica provinciale prevede lo strumento del Piano di riqualificazione urbanistica. L’ente pubblico non ha i soldi per questa operazione, bisogna convincere i privati che hanno le aree a partecipare a questo percorso, offrendo perequazioni urbanistiche. Si deve riaprire il Cantiere dell’Economia e mettere tutti intorno a un tavolo».

Il progetto è in salita. Intanto perché la convivenza tra residenti e imprese è complicata. Lo sottolinea Vinicio Biasi di Assoimprenditori («l’idea non ci convince, mettere case vicino alle aziende può creare problemi»), cui fa eco Claudio Corrarati di Cna: «La Zona si è riempita di imprese artigiane perché nei quartieri la gente si lamentava del rumore o dell’inquinamento, col risultato che oggi anche per riparare una tv bisogna andare in fondo a Bolzano Sud; se adesso si portano case in Zona non vorrei che si dovessero spostare ancora le aziende...». E l’ex segretario Cisl Pino Giordano ha fatto notare che c’è il rischio che un’iniziativa simile sottindenda la prossima chiusura delle Acciaierie. Pasquali non è di questa idea: «Il lavoro va tutelato, le industrie per il momento restano dove sono. Ma per le nuove imprese che arriveranno in Zona bisogna pensare a modelli di sviluppo sostenibili».

L’altro nodo è il traffico. Tutti al convegno hanno sottolineato i problemi attuali della Zona. Ancora Biasi: «Non è accettabile che oggi per venire da Trento in treno si debba scendere in stazione, aspettare la coincidenza per Merano, riscendere in Fiera e poi muoversi a piedi...». Per non parlare del traffico d’auto, lamentato da tutte le categorie. Soluzioni? Le ipotesi non mancano. Dalle più fantascientifiche (l’interramento dell’arginale) a quelle tecnologiche (la cabinovia tra Laives e Bolzano), dal minimetro fino all’idea più prosaica della Cisl: un parcheggio libero alla Fiera e da lì bus navetta. L’importante è fare qualcosa, tanto più se si prevede di portare nuove abitazioni. Ancora Pasquali: «La via maestra è il rafforzamento del trasporto pubblico, che inizialmente possono essere autobus e poi tram o altro, comprese le fermate metropolitane del treno. La Zona dovrà essere collegata col polo di piazza Adriano, dove arriverà la linea dell’Oltradige e da dove proseguire per la stazione».

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