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BOLZANO. È in salita la strada per un'intesa tra Spagnolli e i suoi vecchi alleati ecosociali. Ma sembra in salita anche la scorciatoia. Quella che passa attraverso un referendum su Benko.
Dice Luigi Gallo, assessore uscente: «Non mi sembra una cosa seria. Anzi, forse potrebbe essere una patacca». L'ultimo comunista di giunta non lo dice ma c'è chi ricorda l'articolo 59, comma 5 dello statuto comunale: il referendum dovrebbe escludersi quando si tratta di materie attinenti ai piani regolatori, a quelli urbanistici e di attuazione. Come i Pru. Come i grandi progetti di riqualificazione urbanistica. Come l'intervento sull'area della stazione autocorriere. In pratica Benko. Il quale, per voce del suo plenipotenziario bolzanino, non pone ostacoli: «Una consultazione popolare sul progetto? Bene, siamo pronti - dice Heinzpeter Hager - perché siamo convinti che la gran parte dei bolzanini siano attratti dall'idea e sicuri della qualità dell'operazione. E dell'interesse della città nel perseguirla». Un'opportunità, per la Signa. Ma anche secondo l'(ex) assessora Chiara Pasquali, gran parte del consiglio comunale uscente e, fino a ieri, anche per Spagnolli. Che l'articolo 59 dello Statuto possa costituire un'ostacolo giuridico di una certa rilevanza, lo suggeriscono anche due particolari.
Il primo: Gallo ha detto che il suo gruppo è intenzionato a chiedere un parere giuridico sulla questione prima di assumere, nel caso, una posizione definitiva. Lo faranno probabilmente già oggi. Secondo: lo stesso sindaco uscente ha confermato che intenderebbe sottoporre il progetto Benko ad una consultazione popolare inedita (sotto forma di un quesito inviato per busta ad ogni elettore) e non ad una procedura referendaria classica perché, dice,"vorrei evitare il rischio di ricorsi".
Ricorsi inevitabili e dolorosissimi a leggere proprio l'articolo 59 comma 5 dello statuto municipale. C'è poi un altro aspetto, sempre legato alla legge, che complica gli scenari. Ed è la 55 quinquies.
Quella norma provinciale che ha ufficializzato la collaborazione pubblico-privato in materia di aree da riqualificare così come previsto dal masterplan. Ebbene, sottoporre ad una procedura referendaria, seppur anomala, un progetto che si è esaminato finora secondo quella legge, significherebbe introdurre "in corsa" un nuovo ostacolo cambiando de facto l'iter normativo a cose fatte.
Una riforma della 55, come suggerito dalla stessa Svp per bocca di Dieter Steger, potrebbe a questo punto essere posta in atto solo per il prossimo caso di riqualificazione che si presentasse, non per quelli passati. Delle due dunque l'una: o si fa un referendum-non referendum, oppure sarà impossibile evitare i ricorsi in base allo statuto.
Ma anche introdurre una consultazione nell'iter di una legge su una procedura già avviata e anzi prossima alla conclusione (manca solo il voto del consiglio) è fortemente a rischio. Questo sul piano giuridico. Su quello politico la marcia di avvicinamento Spagnolli-ecosociali (di cui la proposta di referendum è un passaggio) è ancora affannata.
Dice sempre Gallo: «Gigi dice che da qui al ballottaggio non vuole accordi coi partiti ma intende rivolgersi direttamente ai cittadini elettori. E dunque anche ai nostri. Alla nostra area di riferimento. Ieri ci siamo riuniti, io e una ventina di candidati: ebbene l'aria che tira nella base della sinistra è un'aria che rivela forti perplessità dei confronti del candidato sindaco. Troppo ondivago e pronto al compromesso. Non metto la mano sul fuoco ma penso che Spagnolli dovrebbe parlare direttamente alla nostra base per capire fino a che punto può arrivare in termini di consenso...».
Insomma, Hager e i benkiani dicono sì, anche se a denti stretti, al (quasi) referendum, Gallo, a denti strettissimi, vuole prima vederci chiaro sul piano giuridico, ma è la stessa operazione di riavvicinamento a marce forzate tra Pd e area ecosociale che procede ancora a fatica.
Sarà una settimana decisiva.
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