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BOLZANO. «Sono tornato in questi giorni a lavorare in Caritas, in un centro profughi con 130 persone in attesa di asilo; viste da lì che inutili e lontane le presunte tattiche politiche per la nuova giunta che leggo sui giornali». Così su facebook Luigi Gallo, 46 anni, assessore di Rifondazione comunista nella prima e nella seconda giunta Spagnolli con deleghe al personale e ai lavori pubblici, tornato dopo dieci anni al suo lavoro in Caritas.
Dopo tanto tempo non deve essere facile smettere i panni dell’assessore e tornare lì da dove era partito nel 2005.
«Per me è normale. L’aspettativa è scaduta martedì con la proclamazione del sindaco. Avevo un lavoro prima e ce l’ho adesso: ho sempre evitato di dipendere dalla politica che per altro faccio da quando avevo 16 anni. Ho ricoperto per 10 anni la carica di assessore, ma prima sono stato consigliere d’opposizione a Merano. La mia è innanzitutto una passione».
Dicono tutti così, ma alla fine la poltrona, con i privilegi che questa garantisce, non la molla nessuno: anche per lei, se entrasse in giunta, sarebbe il terzo mandato.
«Se c’è la possibilità di portare avanti un certo discorso per la città, sicuramente mi interesserebbe. Al momento però non mi sembra ci siano i presupposti. Invece che di poltrone bisognerebbe cominciare a parlare di programmi. Cosa questa che non mi pare si stia facendo».
I maligni dicono che del gruppo ecosociale sarebbe l’anello debole, pronto a cedere pur di tornare in giunta.
«Non rispondo neppure. È una fesseria messa in giro ad hoc da qualcuno».
Alla Caritas si occupa di amministrazione?
«No, sono un operatore sociale».
In concreto?
«Lavoro nel centro profughi che la Caritas gestisce ai Bagni di Zolfo: ci sono 130 persone, scappate da fame e guerre, che hanno bisogno di tutto. Per questo ho scritto che viste da lì le grandi manovre per cercare di formare la nuova giunta appaiono quanto mai lontane».
Anche dieci anni fa si occupava di profughi?
«Allora mi occupavo degli immigrati che arrivavano in particolare dal Nord Africa in cerca di un lavoro. Nel frattempo si sono tutti integrati: hanno imparato la lingua, hanno trovato un’occupazione, molti oggi sono anche cittadini italiani. Nel frattempo credo che molte cose siano cambiate, ma per capire le nuove dinamiche ho bisogno di un po’ di tempo, visto che sono arrivato ai Bagni di Zolfo solo tre giorni fa».


