BRUNICO. I Verdi di Brunico tornano all’attacco sulla scelta del consiglio comunale di affidare al sindaco la prosecuzione della trattativa con la società Spg Srl, delle sorelle Pobitzer, per la realizzazione del garage sotterraneo nel prato del castello. E lo fanno definendo «insensata e rischiosa la decisione del consiglio comunale a favore del prato del castello come ubicazione del nuovo parcheggio». Secondo il loro portavoce, Hans Peter Niederkofler, essa «non può che essere definita un errore, visto che non risolve la situazione del traffico, che si tratta di un progetto sovradimensionato nel posto sbagliato e che danneggia in modo duraturo l’insieme della collina del castello».

Entrando nel dettaglio della loro valutazione, i Verdi affermano ancora che «un mostro di 6 piani sotto quel prato configura un chiaro errore di pianificazione, poichè la posizione non copre il centro città, via Bastioni dista più di 500 metri e nelle vicinanze dell’uscita pedonale non c’è un fabbisogno di posteggi che possa giustificare un garage di tali dimensioni». Sempre sul possibile utilizzo, i Verdi ribadiscono che «gli impianti sportivi ad est distano un chilometro mentre il traffico diretto alla scuola di musica a casa Ragen continuerà in gran parte a servirsi della via Stuck».

In sostanza quel garage non offrirebbe una soluzione valida al traffico nella parte orientale della città, risolvibile solo con un accesso in zona Mössmer e non sarà neppure in grado di svolgere una funzione primaria come parcheggio centrale. Non può quindi essere definito di pubblico interesse e quindi, proseguono i Verdi, «un contratto urbanistico è privo di fondamento ma nonostante ciò si è indetto un “bando” scritto su misura per la situazione al prato del castello».

Non manca poi la frecciata sul mancato accordo con la Frazione e la Plan de Corones Spa che non ha aderito alle condizioni del Comune: «Se per la soluzione sulla curva del castello - sottolinea Niederkofler - non si vogliono rischi nel permettere che i privati si occupino del garage, dall’altra parte non si vedono però problemi entrando in condominio con una società altrettanto privata sotto il prato».

Nell’elenco delle manchevolezze, il progetto non convince i Verdi neppure dal punto di vista tecnico-finanziario: «Non è chiaro come i conti possano tornare e soprattutto come si prevede di vendere o affittare 300 o 400 posti macchina in quel luogo. C’è il rischio concreto che alla fine il Comune debba affrontare alti costi aggiuntivi od offrire contropartite ancor meno giustificabili di quanto già sia il cambio di destinazione da zona produttiva a servizi in zona industriale, che contraddice i principi dell’urbanistica provinciale. Se il Comune vuole una struttura pubblica - concludono i Verdi locali - non deve finanziarla con un bene comune non suo come il paesaggio e il territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA