MERANO. Giù le mani dal campetto da basket di via Toti e dal cortile delle scuole Galilei aperto nei mesi estivi ai ragazzi del quartiere. Quello che arriva da abitanti della zona, da insegnanti di educazione fisica ma anche dagli stessi ragazzi che in quel cortile scolastico giocano, è un coro unanime contro la presa di posizione di una trentina di residenti, che hanno preso carta e penna per chiedere al sindaco di bloccare rumori e degrado, introducendo severi controlli. I genitori minacciano petizioni contro la chiusura del cortile, i ragazzi indicano come l'area delle scuole Galilei come l'unico angolo in città dove si può giocare a basket in assenza di altri luoghi aperti ai giovani. «Chi ha scritto al sindaco confonde troppo facilmente - scrive Francesco Redavid, insegnante di educazione fisica alle scuole superiori - il degrado con il gioco dei ragazzi. È la privazione di spazi per una sana socialità a creare il teppismo giovanile e il vandalismo. Ci lamentiamo sempre più di un'infanzia e un'adolescenza rapita da videogiochi, computer, internet e cuffiette, incapace di vivere le difficoltà e le gioiosità del gruppo. Vediamo un'adolescenza sempre più obesa, che ama il superfluo e l'inutile. Il vero degrado è proprio la mancanza di spazi adeguati alle varie fasce d'età e la scarsità di spazi disponibili anche per adulti, a cui il piacere del gioco non andrebbe negato».
Per il docente «il Comune fa bene ad ampliare gli spazi a disposizione, è l'unico modo per contrastare il chiudersi dentro quattro mura con l'illusione di essere in rete con il mondo. Troppo facilmente si colpevolizzano i ragazzi che giocano, con quelli che invece fanno altro e godono nel provocare disturbo. Esprimo solidarietà alla preside Madera che quel cortile ha deciso di aprirlo. Ben venga qualche controllo che distingua chi gioca da chi sporca, urla e non solo per esuberanza e arreca danni solo per ingannare il tempo e il vuoto che prova. Troppo facile vietare tutto. Vogliamo lasciare qualche spazio in cui esprimersi a questi giovani o preferiamo finirli prima che diventino adulti? Anch'io abito a 50 metri dalle scuole Wenter, dove il pomeriggio futuri musicisti ci allietano con i loro strumenti e non sempre è un'armonia piacevole, ma la nostra pazienza è il contributo per una musica migliore del futuro».
«Siamo un nutrito gruppo di ragazzi - scrive uno di loro - che si è sentito preso in causa per la protesta dei residenti vicino al campo da basket delle scuole Galilei. La gran parte delle accuse fatte sono infondate. Quel campo per noi è un luogo di ritrovo da ormai 10 anni, nel quale possiamo proseguire l'attività sportiva che altrimenti, con la chiusura dei campionati, sarebbe preclusa per tutta l'estate. Giochiamo lì perché il basket è considerato sport di nicchia e luoghi a noi dedicati in città sono praticamente inesistenti. Le accuse di schiamazzi fino a tarda sera sono false e ridicole. Il campetto non essendo illuminato non ci permette di giocare fino a tardi. Arrivare fino alle 23 poi, è pura fantasticheria. Il nostro sport non è né degrado né vandalismo e generalizzare in questo modo è oltraggioso. Noi che amiamo il basket non vogliamo disturbare la quiete dei residenti, prova ne sia che rispettiamo il silenzio pomeridiano. Comprendiamo le lamentele di alcuni ma esigiamo rispetto e comprensione, perché non siamo una banda di criminali, bensì ragazzi che vogliono praticare del sano sport nell'unico posto a loro riservato».
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