BOLZANO. All'ombra del castel Firmiano, tra le sponde del fiume Adige e i vigneti di uva Lagrein sorge una striscia verde diversa: due chilometri, diecimila metri quadri di orti, tutti accuditi con maestria da sessantatré pensionati dagli 80 (i più giovani) ai 90 anni. Ogni mattina vivono questo posto con la stessa energia del primo giorno, nonostante l'età e una vita passata a curare i circa 100 metri quadri a disposizione d'ognuno. Un passatempo dunque, ma soprattutto un aiuto economico per far quadrare i conti a fine mese.

Aiuto che rischia di scomparire per numerose famiglie, minacciate dalla postilla, aggiunta al rinnovo con la Provincia nel gennaio 2025, del direttore dell'Ufficio del demanio idrico Michael Gamper: «Si precisa che se un membro dell'associazione per qualsiasi motivo non potesse più coltivare l'area a lui assegnata, la superficie non potrà più essere assegnata a nessuno». Trent'anni di sacrifici che rischiano di volare via, così, in una clausola che impedisce persino ai famigliari, ad un altro pensionato o anche ad un giovane voglioso di darsi alla vanga, di salvare il terreno. E in questo modo, la lunga lista di possibili eredi, rimane a mani vuote. Il prossimo passo per rimuovere questo cavillo è quello di farsi notare e spingere sulla parte italiana della Provincia, di cui fa parte Angelo Gennaccaro, presidente del Consiglio provinciale di Bolzano.

«Sicuramente va trovata la modalità per preservare questa comunità, legata a questa attività e questo terreno - dichiara -. L'aumento del costo della vita vede negli orti una via per risparmiare, arrivare più facilmente a fine mese e tenere attiva una parte di popolazione». Il tutto rispettando il territorio e la sicurezza: «L'impegno sarà anche quello di cercare la modalità per prevenire disagi e capire le esigenze del terreno lungo l'Adige», sottolinea.

«Lo strumento è quello della mediazione - aggiunge Gennaccaro -, con l'impegno per salvare questi terreni. L'obiettivo è riuscire attraverso il dialogo a riconoscere l'importanza di questo spazio», conclude. Le decine di pensionati, dunque, non si perdono di speranze, e ritrovano nei nostri lettori un forte appoggio. L'esempio principale arriva da Ulderico Squeo, dirigente in pensione, primo sostenitore per l'avvio di una petizione a favore della causa. «Condivido in pieno la rabbia e la delusione degli ortolani. Se ci fosse una petizione, la firmerei subito!», solidarizza.