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MERANO. Certamente, per le classi 3B e 2D - ma anche per gli altri presenti e soprattutto per la preside Valli Valdonesi e le insegnati che hanno guidato i ragazzi nella ricerca, Patrizia Biagi, Romina Casagrande e Cinzia Greco - della scuola Segantini di Merano, l'incontro tenutosi ieri nella tarda mattinata nell'Aula magna della scuola, resterà uno dei momenti vivi ed importanti di quest'anno scolastico.
Infatti, dopo aver affrontato un proggetto sulla memoria e sulla Shoah e, per così dire, essersi imbattuti nel libro "Quando tutto questo sarà finito" (Mondadori- Arcobaleno) scritto dall'attore Gioele Dix (David Ottolenghi) sulle vicende famigliari e con al centro la figura di suo padre Vittorio e di suo nonno Maurizio, hanno potuto incontrare l'autore del libro, resosi generosamente disponibilissimo all'incontro nonostante i suoi fitti impegni teatrali.
Un incontro durato circa un'ora e mezza volata via d'un fiato. Un incontro su un tema difficile, eppure, proprio grazie all'attore-autore, affrontato con una leggerezza ricca di sostanza. Di quelle, insomma, che lasciano il segno. In apertura i ragazzi hanno ricordato dei contatti diretti col padre dell'autore, Vittorio, oggi ottantaseienne, che un ruolo decisivo ha avuto nello svilupparsi del loro lavoro. Quindi i ragazzi hanno iniziato a rivolgere domande a Gioele Dix. Ecco allora le ragioni della nascita del libro. Un modo per raccontare la grande storia attraverso le vicende di una famiglia di religione ebraica costretta a riparare in Svizzera, siamo intorno al 1943, quando tutto precipita, per sfuggire alle leggi razziali promulgate nel 1938. Lo sconcerto di un ragazzo (Vittorio) nel vedersi proibita la frequentazione scolastica e via via tutto quanto ancora ebbe ad accadere. Gioele Dix ha ricordato che nel raccontare la Storia è molto importante il punto di vista da cui la si racconta. Ed essa diventa avvincente quando si entra nelle vicende umane piccole, là dove la storia incide sull'esistenza delle singole persone. Ha sottolineato come gli incontri nelle scuole si prefiggano di trasmettere, attraverso la storia da lui raccontata, la memoria alle giovani generazioni, che dovranno portare avanti tale tragica memoria, pena il lento obblio e la sopraffazione dei negazionisti dell'Olocausto e di tutto il dramma legato al popolo ebraico e alle minoranze.
E ancora l'invito a leggere e rileggere autori come Primo Levi. Ma nonostante la tragedia vissuta, l'autore, ha anche sottolineato che nelle vittime, suo padre in particolare, non ha mai albergato un senso di rivalsa nei confronti degli aguzzini. E ha anche voluto sottolineare il senso di riconoscenza del padre nei confronti della Svizzera che seppe, in quell'Europa messa a ferro e fuoco, accogliere molti rifuggiati. Nel coso dell'incontro non sono manchati momenti di leggerezza che l'attore non ha fatto mancare. E dopo aver ricevuto in dono due libri su Merano dalle mani degli studenti, si è sottoposto di buon grado al rito dell'autografo. Per gli studenti delle Segantini un autografo del tutto particolare.


