TERLANO. Giravano con un «kit» da perfetti scassinatori nel baule dell’auto e soprattutto si erano muniti di targhe false per non correre il rischio di essere identificati dalle forze dell’ordine. Stiamo parlando di una banda di ladri professionisti in trasferta - composta integralmente da nomadi piemontesi - che l’altra sera è stata fermata dai carabinieri della stazione di Terlano, guidati dal luogotenente Strazzieri, per le strade del vicino Comune di Andriano.
Ad impressionare è l’armamentario trovato e sequestrato dai militari dell’Arma: guanti per non lasciare impronte digitali, abbigliamento scuro, ma anche un piede di porco, tenaglie, un flessibile con diverse lame, torce e radio portatili, necessarie con ogni probabilità per comunicare in modo rapido in caso di problemi durante i vari colpi che intendevano mettere a segno. Non è un caso, probabilmente, che sia stata scelta una zona con numerose villette unifamiliari. alle quali si può accedere con grande facilità.
A tradire la banda di nomadi e ad insospettire i militari della stazione di Terlano sono state le targhe contraffatte. «Quella del veicolo fermato ad Andriano era stata realizzata con una serie inesistente di numeri e lettere e sostituite a quelle originarie del veicolo».
È bastato un rapido controllo al «database» per capire che in auto c’era una banda di ladri in trasferta.
Una volta rinvenuto il «kit» del perfetto scassinatore i tre sono stati accompagnati in caserma e i militari hanno trovato le conferme che cercavano ai loro sospetti. È stato deciso, opportunamente, di sequestrare anche l’autovettura, per cercare di capire se era stata utilizzata o meno per commettere altri colpi in provincia o anche fuori regione. I tre nomadi identificati hanno rispettivamente 22, 26 e i 41 anni e sono dovuti tornare in Piemonte in treno. Nei loro confronti è stata sporta denuncia per una lunga serie di reati: dal possesso di attrezzi da scasso al falso materiale fino alla ricettazione.
Nelle prossime ore potrebbero essere presi ulteriori provvedimenti. I carabinieri hanno chiesto, infatti, al questore di emettere nei loro confronti un foglio di via che impedirebbe ai tre di rientrare in territorio altoatesino.
Tutto sommato alla banda di nomadi è andata ancora bene: se solo i carabinieri li avessero colti in flagranza di reato avrebbero dovuto fare i conti con pene ben più pesanti. Il codice penale, per il furto, prevede infatti la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa fino a 516 euro.
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