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BOLZANO. «Il Museion? Quel po' di cultura urbana che riesce ad arrivare qui, ci viene da quel cubo di vetro». Ma i visitatori? «Attenzione, si parla di arte contemporanea. Per le sue dimensioni è in linea con le altre istituzioni». Insomma, il paragone, per Federico Giudiceandrea, non si dovrebbe fare con i Musei Vaticani. O, per restare in ambito, col Guggenheim oppure col Maxxi che ha dietro la metropoli di Roma. Bolzano è qui, un po' discosta dalle rotte dei grandi flussi che vengono intercettati da Art Basel o dal Tefaf (The European Fine Art Foundation) e sfiorano poi il Gam o il de La Ville.
Nel nostro piccolo facciamo ponte con il resto d'Europa. Giudiceandrea sta ormai da anni su quel territorio che si pone tra economia e cultura: è stato fino a ieri vicepresidente di Museion, ora è presidente di Unibz, fondatore di Microtec, una delle frontiere della tecnologia applicata all'industria e per un po' di tempo pure ai vertici di Assoimprenditori. E collezionista. Insomma, di rapporti arte-economia ha contezza. Inevitabile chiedergli di intervenire sul futuro del Museion, investito dalla polemica negativa avviata dall'assessore Christian Bianchi. Ieri, 8 aprile, si è aggiunto Massimo Bessone: «Ötzi al Museion, una mia proposta fatta in giunta già nel 2022: oggi più attuale che mai».
Presidente Giudiceandrea, c'è chi vorrebbe Museion nell'attuale casa di Ötzi e viceversa.
Attenzione. Un trasloco romperebbe un equilibrio costruito in anni di investimenti. Questa di oggi è la casa del contemporaneo. È stata costruita apposta, con una logica anche architettonica.
Ma si staccano pochi biglietti a fronte di grandi investimenti pubblici.
Anche su questo punto, stiamo sulle cifre: rispetto a istituzioni sul metro della nostra, in città di medio-piccole dimensioni, Museion è nella media.
Ma il Mart?
Anche in questo caso serve fare chiarezza. Il Mart, una straordinaria intuizione, punta soprattutto sull'arte moderna. È probabilmente più semplice attirare pubblico anche non specializzato con i futuristi o con il Novecento a confronto con l'antico. E Vittorio Sgarbi è popolare. Museion ha scelto un'altra strada.
Vale a dire?
Non un clone del Mart, ad esempio, non sarebbe servito. Il contemporaneo, con le sue correnti più di frontiera, è una nicchia. Ci sono vari modi di considerarlo. Non si tratta di artisti consolidati nell'immaginario, ma spesso di sperimentazioni, di ricerca. Io ho un'idea, un altro la sua. È un terreno mobile.
Dunque anche per questo complesso?
Anche. Ammetto che non è facile.
Intende che è più semplice, sul piano del riscontro, fare mostre su Segantini o Depero?
Certo. Sono conosciuti ai più. La missione di Museion è altra.
E un po' di pop mai?
La mostra sui graffiti ha provato a intercettare quel settore. Di suo, riconoscibile. Si prova. Ma Bolzano non è Roma.
A Firenze Rothko a Palazzo Strozzi ha portato migliaia di visitatori.
A Firenze, appunto. E Rothko è Novecento. Ad ognuno il suo compito.
Antonio Lampis ha scritto che il Museion fa spesso animazione giovanile invece di impegnarsi in mostre.
Intercettare un altro pubblico non è solo animazione. L'apertura alle nuove generazioni, non soltanto puntare sulle esposizioni, è una linea guida dell'associazione dei musei europei. È questo che intendevo per cultura urbana. Anche le "sottoculture" giovanili lo sono. Pure quelle sperimentali. Dove aprire a tutto questo se non lì?
Si può migliorare la governance o la comunicazione come alcuni hanno rilevato?
Sempre. Ora c'è un nuovo cda, aspettiamo di vederlo alla prova. Certo, non è facile muoversi nel contemporaneo, è un terreno scivoloso. E tuttavia, o lo si accetta oppure si torna all'antico. Pensiamo che si è a Bolzano, una città complicata. Il Comune nel cda? Si può ragionare. P.CA.


