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BOLZANO. Accorciare la giunta provinciale a otto posti, presidente Kompatscher compreso. È stata la scelta giusta? Si avvicina l’anniversario del primo anno della nuova legislatura, mentre la giunta è insediata dal 16 gennaio. Fuori da Palazzo Widmann si tirano i primi bilanci e sulla «giunta corta» circola scontento. Diversi assessori e il presidente devono gestire competenze pesanti, con un aggravio di lavoro rispetto al passato. Le voci più critiche puntano il dito su una conseguenza che dipenderebbe da questo assetto: una amministrazione provinciale in cui i tecnici e gli alti funzionari acquistano sempre più peso.
La giunta Durnwalder del 2008 era a nove, quella del 2003 era di undici. Kompatscher ha deciso di chiudere il cerchio a otto, anche se le trattative con il Pd avevano lasciato uno spiraglio aperto per l’ingresso del secondo assessore italiano, previa modifica dello Statuto. Il tema non è più stato all’ordine del giorno e non ci sono avvisaglie per il futuro. Kompatscher ha riservato per sé tutte le competenze economiche. Martha Stocker, impegnata nella difficile riforma della sanità, gestisce anche la competenza su politiche sociali e lavoro. Questi i due casi citati più spesso. Alla giunta «corta» era dedicato l’editoriale di ieri del direttore Alberto Faustini. Abbiamo sentito il parere di imprenditori e sindacati. Claudio Corrarati, presidente degli artigiani della Cna, è tra le voci critiche: «Sembrava che la giunta corta fosse il modo per concentrare i poteri su meno persone e sveltire il sistema. Ciò però non è avvenuto. Verifichiamo spesso la delega ai funzionari, che però non hanno pieno potere decisionale. Il risultato è un allungamento dei tempi. Si inizia a parlare del bilancio del 2015: le premesse non ci fanno pensare a misure per un cambio strategico del territorio. A un anno di distanza dalle elezioni, al di là del bonus fiscale sull’edilizia, non abbiamo visto segnali di un cambio di passo. Il problema è che la crisi non si ferma e se non interveniamo rischiamo di trovarci in una crisi del sistema Alto Adige in sé, non solo a vivere di riflesso la crisi italiana e internazionale».
Stefan Pan, presidente di Assoimprenditori, conferma invece la luna di miele della associazione con Kompatscher: «Non ravvisiamo un problema. Al contrario, c’è una prontezza di risposta molto alta da parte della giunta. Il dialogo è costante, un aspetto fondamentale per noi». Pan ribadisce il sostegno di Assoimprenditori alla riforma sanitaria e alla filosofia indicata da Kompatscher per la legislatura: «Martha Stocker porta avanti un progetto fondamentale. L’Alto Adige ha bisogno di nuovi approcci, un tema su cui corre il dialogo tra noi e la giunta. È compito di tutti, anche delle parti sociali e dei media, comprendere la posta in palio: dobbiamo trovare una soluzione perché la nostra provincia sia sostenibile. L’alternativa è implodere con tutta l’Italia». Michele Buonerba (segretario aggiunto Cisl) era scettico dall’inizio sulla giunta corta: «Gli assessori hanno troppe competenze. L’avevo detto e si vede. L’assessore Martha Stocker è il caso più eclatante. In questo momento è decisiva la sua battaglia sulla sanità, contro chi non vorrebbe cambiare nulla, come se ciò fosse possibile. Dovrebbero aggiungere uno o due assessori, riducendo al massimo i costi. Condivido anche l’analisi su Tommasini, l’unico assessore italiano rimasto in giunta, colto da sindrome di invisibilità. Kompatscher ha promesso una svolta. La stiamo aspettando».
Contrario dall’inizio alla giunta corta, è stato anche Toni Serafini (segretario Uil). Non ha cambiato idea. Così Serafini: «Meglio una giunta a 9 o a 11, la troverei adeguata a una Provincia autonoma con una mole importante di competenze. Mi dispiace darmi ragione da solo, ma sulla operatività della giunta ci sono problemi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA


