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BOLZANO. La giustizia in Alto Adige e Trentino è da ieri di competenza della Regione, per quanto riguarda l’attività amministrativa e organizzativa. Come previsto dalla norma di attuazione approvata dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana, gli stipendi di 400 dipendenti degli uffici giudiziari, con l’eccezione dei magistrati e di quattro dirigenti apicali, e la gestione di tutti gli immobili (quelli statali vengono trasferiti alla proprietà regionale) dipendono ora dalla Regione, che potrà delegare tale funzione alla Provincia di Bolzano e Trento. I costi (25 milioni tra Bolzano e Trento) verranno defalcati dalla cifra dovuta allo Stato ogni anno come contributo al risanamento del debito (476 milioni per Bolzano). L’autonomia integrale voluta dalla Svp è a un passo. Ormai manca solo il potere di controllo sulle forze dell’ordine e l’abolizione del Commissariato del Governo. Il personale amministrativo è di 340 persone effettive (di cui 140 a Bolzano) e 60 comandate da altre amministrazioni statali. I dipendenti avranno 60 giorni per decidere se entrare nell’organico regionale o restare statali. In 90 giorni si dovrà trovare l’accordo tra Stato, Regione e sindacati sulle tabelle comparative che fissino i nuovi stipendi. Nel deserto delle reazioni politiche (solo Urzì ha parlato di «mani della politica sulla giustizia»), Michele Buonerba, segretario della Cisl, parla di una rivoluzione «con luci e ombre».
I sindacati di base sono critici, mentre voi confederali date un giudizio positivo sulla regionalizzazione dei 400 dipendenti della giustizia.
«È vero, perché conosciamo bene le difficoltà in cui versano anche in Alto Adige le amministrazioni statali: negli uffici Inps e Inail dal 2009 non vengono coperti i posti lasciati liberi dai pensionamenti. All’Inps ciò ha creato una voragine di 41 posti. Risultato, gli assegni di disoccupazione vengono pagati otto mesi dopo. Per uscire dall’emergenza una parte di queste pratiche verrà svolta telematicamente dall’Inps di Nuoro. I dipendenti che passeranno alla Regione conteranno invece su aumenti di stipendio: a parità di orario, ci sarà una differenza di retribuzione lorda di 200-800 euro, in base alle mansioni. Sono pronto a scommettere che tutti o quasi lasceranno l’amministrazione statale. Come sindacato chiederemo la riapertura degli uffici giudiziari periferici chiusi due anni fa a Silandro, Brunico e Bressanone».
Lei parla anche di ombre.
«Sì diverse ombre, e pesanti. Prima di tutto, la Provincia, che riceverà la delega, continua ad aumentare le proprie dimensioni, caricandosi di oneri aggiuntivi, come questo nuovo personale e la gestione degli immobili giudiziari, tra affitti delle sedi non di proprietà e manutenzioni. Di delega in delega, la Provincia cresce e cresce anche il rischio cui si espone, perché si fa carico di una spesa corrente sempre più imponente, non comprimibile, perché non puoi ridurre gli stipendi al personale. La Provincia adotta questa strategia scommettendo sulla crescita economica. Ma se proseguirà la crisi? Se il bilancio, come previsto da molti, andrà in contrazione, cosa accadrà? Lo abbiamo visto con la cifra ridotta messa a disposizione per il rinnovo del contratto dei dipendenti provinciali dopo sette anni di blocco. Già per il bilancio 2017 la parte spendibile da parte della Provincia è diminuita di 42 milioni. Altro esempio: 48 milioni di misure per il sostegno alla paternità sono stati garantiti dal recupero dei vitalizi d’oro. Ma quel tesoretto finirà. Dopo si eliminerà quella prestazione sociale o la si finanzierà tagliando da altre parti?».
Un gigante fragile?
«Di certo alcune operazioni sono basate sulla scommessa di una ripresa».
Il presidente Kompatscher nel 2013 aveva promesso la rivisitazione integrale del bilancio provinciale.
«Non ce n’è traccia. L’impressione è che navighino alla giornata. La vicenda sulla sanità insegna. Chiediamo “almeno” la revisione dei criteri di calcolo del Durp: gli aiuti vadano a chi ne ha necessità».
Quali problemi pone la giustizia provincializzata?
«In questo caso stiamo parlando di personale amministrativo, non di magistrati. Sì che c’è un problema e da molti anni. Sappiamo quali conseguenze abbiano i concorsi locali per i magistrati, legati al requisito del bilinguismo: in un territorio piccolo come il nostro, magistrati e avvocati spesso erano compagni di studio. Aumenta anche il rischio di pressioni politiche. Dov’è il Pd in tutto questo? Non pervenuto. E poi resta lo scandalo del Tar, con i giudici nominati dalla politica. Non discuto la levatura dei magistrati, è il meccanismo che grida vendetta».
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