MERANO. Il cielo è grigio sopra Borgo Andreina. Tra le scuderie del villaggio che fa da retrobottega all’ippodromo si vive con la testa ostaggio di un futuro che oscilla fra timori, speranza, voglia di riscatto. Ma la routine è fatta della dura realtà di un meccanismo allo stremo, di un mondo che lavora ora sfiancato dalla crisi dell’ippica che ha travolto anche l’ippodromo meranese. «La riscossione dei premi è ferma a maggio», precisa Raniero Belluco. Proprietario, allenatore, gentleman in sella per una vita, cariche in organi di settore, Belluco del’ippica meranese conosce ogni anfratto. «Momenti difficili ce ne sono stati tanti, ma come questo mai».

Di Maia e del suo destino, spesso, si ragiona in termini quasi astratti. Il suo valore per la città, il tempio dell’ostacolismo, un patrimonio da preservare. Meno s’è parlato, in questi giorni affannosi, delle persone che dell’ippodromo sono l’anima, operatori ippici e dipendenti. Un tema è quello del congelamento dell’erogazione dei premi grazie ai quali gli ippici cercano di fare quadrare il bilancio. L’Assi, o ex Unire, o la divisione del ministero delle Politiche agricole che ora dovrebbe governare l’ippica ha pagato le società di corse - che fanno da filtro - fino al mese di giugno. Poi, ai proprietari di cavalli non è arrivato più nulla. «Anzi - lamenta Belluco - la Merano Maia non ha neppure distribuito i premi del mese di giugno. Sono soldi importanti, che permettono di far fronte alle tante spese di una scuderia. Il ministro adesso ha comunicato che i pagamenti avverranno nel primo trimestre 2013: fate un po’ voi». La filiera da mantenere è lunga, dai maniscalchi ai fornitori fino ai fantini. «Così il sistema collassa», continua Belluco. «Si vive alla giornata sperando che si trovi la soluzione per dare continuità all’ippica a Merano. L’interesse di Paolo Favero (l’allenatore meranese che ha presentato una delle due offerte di affitto dell’azienda al liquidatore, ndr) è un fatto positivo».

Poi c’è il fronte dei dipendenti della Merano Maia, la società che fino a ieri ha gestito le corse e oggi è in liquidazione. Una decina di lavoratori in tutto, solo due (più uno part-time) tenuti in servizio per conservare il motore acceso (al minimo) e salvaguardare il patrimonio. Agli altri è già stata inviata la lettera di licenziamento. «L’auspicio - commenta Fabrizio Tomelleri delal Cgil - è che possa andare in porto l’affitto della gestione d’azienda. Siamo riusciti a ottenere la disponibilità della Merano Maia affinché la riassunzione del personale figuri tra gli elementi essenziali nella trattativa. Anche il sindaco ha dato assicurazioni in questo senso. Attendiamo una risposta a breve, i tempi sono stretti». È il destino di Maia: sempre di corsa, al galoppo.

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