BOLZANO. Con la loro autopattuglia sono scesi da Bolzano ad Amatrice, assieme ad altre quaranta squadre della polizia stradale di tutta Italia. Per regolarizzare il transito dei mezzi di soccorso, vigilare sul tremendo ed esteso fenomeno dello sciacallaggio e, forse ancor più, per dare una mano alla popolazione locale, comprese attività da niente ma assolutamente fondamentali, come aiutare le anziane ultraottuagenarie a portare la spesa a casa, o meglio, in tenda, perché la loro casa, come la loro famiglia, magari non esisteva proprio più. Sono l’agente Lorenzo Forti da Cles e il sovrintendente capo brunicense Paolo Giuseppe Pittis. Appartengono alla Polstrada di Bolzano e, nelle scorse settimane, sono scesi ad Amatrice immediatamente dopo il terremoto. Li hanno preallertati la sera del 26 agosto; il 27 erano già giù, a Leonessa (Rieti). Niente orari. Erano, come si suole dire, di turno in quinta. Ossia, si lavorava tutto il giorno. E basta. Per tre settimane di fila. Vigilare le vie di accesso ad Amatrice. Potevano passare soltanto i mezzi di soccorso. Intendendo con questo non le auto coi lampeggianti, perché ci vuol niente a impossessarsi di un paio di mezzi della protezione civile per tentare di entrare in zona rossa, dove basta una scossetta e vien giù tutto, ma gli sciacalli ci entrano lo stesso. Ergo, filtraggio h 24. Sono i primi giorni dell’emergenza. Confusione, anche per arginare gli arrivi di aiuti, umanitari sì ma che devono pur esser regolati. E poi c’è la ricostruzione. Una corsa contro il tempo per prevenire la brutta stagione. Sotto le macerie, raccontano gli agenti, c’è un patrimonio, cui i proprietari non possono accedere. E allora, a maggior ragione, si deve vigilare, in attesa della rimozione delle macerie. I residenti hanno capito, sia quelli direttamente colpiti dal sisma, sia quelli dei paesi vicini. C’era gente che portava agli agenti Polstrada panini e bibite. «Non avevamo bisogno». Ma si è tanto apprezzato il gesto. C’è pure chi si è fermato ad abbracciarli. E c’è la vecchietta che si è fatta accompagnare in auto a far la spesa. «Una popolazione splendida», la definiscono gli agenti. Contadini di montagna, che hanno perso tutto, compresi gli animali, fonte di guadagno e pezzi di cuore. Eppure, tutto laggiù era permeato da un grande senso civico, di solidarietà. Tutto, tranne il tremendo aspetto dello sciacallaggio. «Ne fermavamo ogni notte. Arrivavano, anche in gruppi, dalle buie mulattiere nel bosco». Non raccontano volentieri tutti i particolari, i poliziotti della stradale. Glissano, ma negli occhi si vede che gli è rimasto qualcosa di indicibile. Che li ha spinti - e altri colleghi della regione a breve partiranno per sostituirli - a non badare alle ore di servizio. E nemmeno al terremoto. Scosse continue. Anche piuttosto forti. I due agenti mostrano una fotografia. È il loro Freemont. Mica una macchinetta, è un mezzo che pesa. Assai. A un certo punto è arrivata una scossa, una delle centinaia vissute in 21 giorni. «E il Freemont si è girato, ha sbandato di lato». Una strizza...
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