BOLZANO. Erano sbarcati a Brindisi, portando con sé al massimo un sacchetto di plastica con poche cose, senza sapere cosa sarebbe stato di loro. 25 anni dopo quel 7 marzo 1991, sono una comunità radicata e i loro figli sono il 60 per cento degli studenti di origine straniera iscritti all’università di Trento. La comunità albanese celebra i 25 anni dell’arrivo in Alto Adige con la mostra «Quando approdarono gli albanesi»: ieri la presentazione, oggi alle ore 16 l’inaugurazione al Centro civico di piazza Nikoletti a Oltrisarco (visite con orario lun-mer-ven 8.30-12.30,martedì e giovedì 8.30-17.30, fino al 21 gennaio). Rappresentarono la prima grande ondata migratoria in Italia, indimenticabili le immagini delle navi cariche di migliaia di persone. La mostra ricorda i 376 albanesi che da Brindisi vennero destinati all’Alto Adige. Per loro venne allestita a Monguelfo la caserma «Battisti» ormai in disuso. «Vogliamo dire grazie, perché nel momento del bisogno abbiamo trovato in questa terra sostegno, accoglienza e solidarietà», spiega Leonora Zefi, curatrice della mostra, organizzata dalle associazioni regionali degli albanesi, Teuta di Trento e Arberia di Bolzano, accanto a Tritan Myftiu, che fu il primo presidente della Consulta degli immigrati a Bolzano. «L’organizzazione della caserma fu un’avventura incredibile, in poche ore preparammo tutto. E poi arrivammo quelle persone, così smarrite... Dal punto di vista umano fu una esperienza di incredibile intensità», racconta Antonio Lampis, all’epoca giovane funzionario del Commissariato del governo (oggi direttore della ripartizione Cultura in Provincia). La mostra raccoglie le fotografie dell’arrivo con il treno e dell’accoglienza nella caserma. Vennero scattate da Guido Perini, all’epoca fotografo dell’Alto Adige. A Monguelfo gli albanesi rimasero al massimo sei mesi: appena arrivava un lavoro, si trasferivano. Ricordano Leonora Zefi e Myftiu: «C’erano persone di tutte le classi sociali, medici, ingegneri, insegnanti, artigiani, e anche qualche mela marcia, certo... ». Si parla di 25 anni fa per parlare anche di oggi, dei richiedenti asilo che cercano una vita al sicuro. «Non bisogna avere paura degli immigrati. Organizziamo questi eventi anche per questo, per dire che è necessario conoscere, per non avere paura», dice Leonora Zefi. In piazza Nikoletti arriva Josef Pahl, che all’epoca era il sindaco di Monguelfo: «Come sindaco non mi posi il problema se accettare o meno. Feci ciò che andava fatto. Non fu facile per la cittadinanza all’inizio, ma funzionò». Pahl dice ai sindaci di oggi, che oppongono mille paletti all’accoglienza: «È nostro dovere fare qualcosa, e parliamo di numeri irrisori». Saluto affettuoso del sindaco Renzo Caramaschi: «A Bolzano vivono 3500 albanesi e 700 albanesi che hanno già ottenuto la cittadinanza italiana. Sono con noi,partecipano allo sviluppo della città. Dobbiamo cambiare mentalità, vedere l’”altro” come uno di noi». L’assessore Sandro Repetto ricorda: «Bolzano da un secolo, dopo l’annessione, è una città in continua evoluzione. La storia della comunità albanese dimostra che se c’è la voglia di impegnarsi, allora esiste la possibilità di emergere, non solo di integrarsi». (fr.g.)

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