BOLZANO. L'idea degli architetti altoatesini adesso è questa: che chi sa progettare (cioè loro) dovrebbe stare più vicino a chi deve costruire (cioè il Comune). Se vengono tenuti a distanza e non si parlano succede quello che è successo e cioè che Bolzano è diventata una città architettonicamente un po' grigia. Ma c'è di più. E il di più è questo: «Bolzano non è più quella di Bassetti ma dopo vent'anni continua ad andare avanti come se lo fosse ancora. Per cui, ora, deve darsi nuove regole e non procedere a pezzi e bocconi». La frase è di Wolfgang Thaler, presidente dell'Ordine e di Carlo Azzolini, che lo è stato anche della Fondazione. Ma è condivisa da un po' tutto il gruppo dirigente che sta organizzando in questi giorni alla Lub, il primo congresso regionale degli architetti.

“Primo” perché non ce ne è mai stato uno. Le altre erano assemblee. I temi, all'università, sono stati vasti e molto internazionali. Giornate-studio. Ma, messisi insieme a ragionare, sono emerse alcune questioni molto interessanti anche sul piano pratico. E pure urbanistico. Che poi è tema che tocca la politica. «Bolzano ha regole vecchie per situazioni inedite. E questo è un problema - aggiunge Azzolini - perché non si sa cosa sia il quadro d'insieme». Non si fa urbanistica a largo respiro. Bolzano sud, ad esempio. «Ecco, lì in Zona - spiega Thaler - non si potrà costruire come negli altri quartieri. Ci dovrà essere verde. E pure servizi. E gli standard delle distanze non saranno gli stessi. Invece se ne discute a random, senza una cornice di riferimento». Ma il sindaco sta provando a metterla in piedi no? Tra piano strategico da riprendere in mano e tavoli di lavoro... «La direzione è quella giusta. Ma siamo solo agli inizi. Veniamo da anni di assenza di quadri di riferimento. Ed è invece lì che la politica è mancata...». E poi c'è un'altra questione. Forse decisiva. «La strada è quella del concorso - dice Johann Vonmetz che siede in varie commissioni provinciali interprofessionali - mentre invece finora si è privilegiato l'appalto concorso e la gara di servizi. Non va bene». Perché il concorso non mette la luce sul progettista ma sul progetto. E poi, a differenza della gara di servizi non parla solo di prezzi ma di idee. E ha un percorso trasparente in cui tutti possono valutare. Anche i cittadini. «Ecco la ragione del perchè Bolzano ha spesso progetti architettonicamente scarsi. E che non compaiono sulle riviste», chiosa Azzolini. Come invece accade in città magari meno ricche di Bolzano. Uno schema che potrebbe essere applicato anche nel più grande cantiere che dovrebbe aprirsi qui, quello dell'Areale. «Per avere architettura di qualità - dicono - è importante che le progettazioni degli isolati, così come previsti dal progetto, possano avvenire tramite concorso. E che questo concorso sia aperto anche a noi». A loro architetti altoatesino-sudtirolesi. Che sono molto bravi. Vincono concorsi (come spesso quello di Oderzo, uno dei premi internazionali più importanti) e sono citatissimi per le realizzazioni che mettono in essere nelle valli. Le riviste ne sono piene. Nelle valli ma non a Bozano. «Il problema - aggiunge Azzolini - è che in città non si fanno concorsi ma il problema è anche che si litiga. Si litiga sempre. E così emergono dei compromessi o il nulla». Pensiamo al polo bibliotecario: prima una cosa, poi l'altra, e ancora cambiamenti in corso, scala sì, scala no, piani capitozzati. Leggi provinciali, come la 55, prima votate, poi cambiate, infine bocciate. E puc e pum che vanno e vengono e non si sa più dove portano. «Perché adesso a Bolzano ci sono emergenze nuove - dice Adriano Oggiano - quartieri non previsti, immigrati, problemi sociali, edilizia popolare che esplode». E di tutto questo non c'è traccia sui libri mastri. E dunque è questo che ora chiedono gli architetti: che la politica cambi il metodo e che il Comune stenda finalmente i nuovi piani per il terzo millennio. Almeno fino al 2025.