PHOTO
BOLZANO. L'alternativa non è solo tra far diventare di nuovo il quadrante di via Garibaldi lo "slum" cittadino o spingere, al contrario, per un nuovo accordo su Benko. C'è una terza strada. Mettere insieme quartieri, circoscrizioni, architetti e politica e definire ciò che ancora non c'è: quello che Bolzano vuole essere. "Fino ad ora ci si è divisi solo su Benko - dice Mayr Fingerle - e abbiamo passato due anni a litigare. Facciamo il percorso inverso: prima decida Bolzano cosa fare, poi spazio anche ai privati. Ma dentro confini certi, su dove e come costruire. O ricostruire". E' in questa cornice che si muove il manifesto programmatico presentato ieri dal comitato "Città nostra". Fatto da architetti (Fingerle, il progettista delle ex Pascoli, Bernhard Oberrauch e altri), Alfred Frei dei consumatori, ambienti vicini ai protezionisti. Perché adesso il problema è: che fare? Dopo il Pru, la notte dei cristalli in consiglio, gli astenuti che diventano no, la giunta sospesa, la maggioranza sintetica, nel senso di ancora artificiale e ad assetto variabile, resta un vuoto da riempire sia progettuale che politico. Ad esempio? Il progetto complessivo ha perso per un voto ma tutti gli edifici intorno alla stazione autocorriere sono di Benko. Questo è un problema concreto. Che chiede risposte realistiche. Dice Hager, plenipotenziario della Signa: "Noi aspettiamo la politica. Quello che non vorremmo è che, ad esempio, l'hotel Alpi restasse rifugio di immigrati con i loro problemi e le ricadute: via Alto Adige è la principale via d'accesso del turismo a Bolzano, lasciarla così non è un bel vedere". E Guido Margheri, presente come molti consiglieri, ieri, alla nascita della proposta programmatica di Città nostra: "Temo che il sindaco aspetti un mese almeno per decidere qualcosa. Ma più tempo passa, più sono convinto che sia meglio andare alle elezioni. Perdiamo in credibilità tutti noi se non riusciamo a dare risposte concrete non solo sulla 55 o sul Pru. Ma su cosa fare con il dopo Benko e su cosa fare della programmazione urbanistica nel suo complesso, Benko o non Benko". E poi Benedikter, abbastanza vicino alle posizioni del comitato, Maria Teresa Fortini che ha proposto una riqualificazione leggera del Virgolo in collaborazione con i proprietari privati delle aree. E poi Luciano Giovanelli, neoassessore, molto impegnato a prendere appunti. A sua volta Vettori, leader leghista, ascolta la relazione iniziale e infine si alza dalla sedia. Dirà poi: "Quando sento parlare di urbanistica omeopatica e non di compatibilità anche finanziarie, meglio lasciare l'aula...". Perchè questa è in sostanza la proposta del comitato: Bolzano non ha bisogno di cure da cavallo, immissioni di cemento, ma di stabilire i suoi equilibri, con un corretto rapporto tra centro e quartieri, tra costruito e ricostruibile. E alla fine, magari "solo di una cura omeopatica" ha sorriso Mayr Fingerle. E dunque il comitato chiede chiarimenti tra Comune e Provincia sulla 55, niente elezioni, dialogo tra le parti di città spaccate in due da Benko e il dibattito sul Pru. Attraverso un referendum? "Quello no" rispondono. Come restano incerte le proposte sul fronte delle coperture economiche di una qualsiasi operazione in profondità sull'assetto urbano. E dunque si propone: la costruzione di una visione di città (che mancherebbe ancora), attraverso workshop, incontri tra esperti e cittadinanza, rivisitazione del masterplan, prove di progettazione e, alla fine, il Comune che rediga un piano di provvedimenti in base alle priorità. Legate al collegamento coi quartieri con il centro "non più al centro di ogni cosa". Tutto comunque, appare legato al dopo Benko. Caso chiuso? Anche per Margheri magari no. Visto che il sindaco e pezzi di maggioranza sono impegnati in una ricucitura possibile dell'accordo di programma. "Ma dovrebbe essere - ha suggerito Frei - dotato di nuove varianti rispetto a quello presentato in consiglio. Non siamo contro a prescindere ma a favore di un Pru più leggero". Poi c'è l'attesa dei ricorsi al Tar di Emozioni Alto Adige. Uno dei temi dei ricorsi era proprio l'inclusione nell'area progettuale di immobili già di proprietà di uno dei concorrenti (Benko). Ebbene: se il Tar desse loro ragione, la gara sarebbe riproposta su nuove basi o la sentenza non inciderebbe comunque sul voto consigliare riguardante l'accordo di programma? Queste settimane saranno decisive. Anche Spagnolli attende segnali per uscire dall'impasse .
©RIPRODUZIONE RISERVATA


