BOLZANO. Gli imprenditori locali sono quantomeno perplessi e alzano la voce. Perché il Comune di Bolzano ha steso un tappeto rosso a Renè Benko - il tycoon austriaco con un patrimonio di 4 miliardi di euro che ha presentato il progetto per il centro commerciale al posto dell’autostazione di via Alto Adige - mentre negli ultimi dieci anni ha messo i bastoni tra le ruote, o perlomeno non ha incoraggiato, le proposte di Aspiag piuttosto che di Podini (arrivato alla meta dopo un percorso tortuoso con il raddoppio del Twenty), di Tosolini o di Baumgartner della Fercam? Dove sono gli ambientalisti, che non hanno nemmeno provato ad alzare la voce sebbene debba essere sacrificata una fetta tutt’altro che trascurabile di verde pubblico in pieno centro città? Benko sembra avere la strada spianata davanti a sè, gli altri no. Non c'è e non c'è stato lo stesso trattamento per i "player" locali, che ora - pur cercando di non indispettire una classe politica che non sembra agire sulla base di una strategia mirata di lungo periodo - hanno l'impressione di dover competere con il fascino di una bella donna, straniera e molto danarosa, alla quale nemmeno la giunta comunale sembra in grado di resistere. In realtà quello dell'altro giorno è stato solo il primo incontro formale, alla luce del sole, ma del progetto di Benko per via Alto Adige si discute da anni. La novità è che la proposta, ora, è diventata pubblica. E nessuno si sente di dire di no perchè con la crisi che avanza e la disoccupazione che cresce l'opinione pubblica difficilmente si opporrebbe. E sacrificare del verde pubblico in pieno centro diventa l'ultimo dei problemi. «Anche per il gruppo Verde bolzanino», sottolinea Giovanni Podini, «che per anni non è stato certo dalla parte degli imprenditori locali, le cui proposte non erano da meno sotto il profilo commerciale e soprattutto non intaccavano di un solo metro quadrato la superficie verde del capoluogo».

Podini è rimasto a dir poco sorpreso e lo ha spiegato, garbatamente, martedì mattina anche alla giunta comunale quando ha presentato il progetto di raddoppio del Twenty, per concretizzare il quale ha dovuto lottare per anni col coltello tra i denti.

«Intendiamoci - precisa Podini - non ho davvero nulla di personale contro Benko, che rispetto. Ma è evidente che qualora dovesse esserci il via libera incondizionato per il megastore di via Alto Adige il rischio è che nessun player locale investa poi nel contingente commerciale del nuovo areale ferroviario. Benko potrebbe accaparrarsi gran parte del giro d’affari e agli altri competitor, in zona, resterebbero solo le briciole. Poi, per carità, il Comune può fare come meglio crede se è convinto che quella dell’imprenditore austriaco sia la migliore proposta per lo sviluppo commerciale della città».

Anche l’amministratore delegato del gruppo Aspiag Paul Klotz, tirolese di nascita, è rimasto quantomeno stupito dall’atteggiamento e dalle intenzioni del Comune per via Alto Adige: «Conosco bene Benko per i suoi successi commerciali con il Kaufhaus Tyrol e a Vienna e come imprenditore sicuramente lo stimo. Certo, visto l’impegno pluriennale di Aspiag per realizzare un megastore in via Buozzi mi viene da dire che, forse, io sono il tirolese sbagliato. E allo stesso modo capisco perfettamente la sorpresa de gli altri competitor locali, Podini compreso, visto che ha penato non poco per coronare il suo sogno di ampliare il Twenty».

Klotz ammette di «non aver capito bene la mossa del Comune» e parla di «strana decisione». Visto che, argomenta l’amministratore delegato di Aspiag, «per tanti anni c’è stata una lunga discussione sulla necessità di preservare il parco della stazione. Forse è proprio una questione di fascino del nuovo. Benko come una bella donna agli occhi della giunta? Io non l’ho detto ma c’è chi potrebbe anche pensarla così. Noi, in ogni caso, andremo avanti con il nostro progetto per via Buozzi sperando di ottenere, via via, maggiore considerazione. Il nostro gruppo ha accantonato 100 milioni di euro». Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni di Paolo Tosolini, la cui famiglia vuole investire nella riqualificazione del Centrum in via Galvani e sull’areale Metro in via Volta. «Gli eventi degli ultimi giorni, in effetti, lasciano un po’ perplessi». Perché Benko sì e tutti gli altri no? «Non credo che la proposta dell’imprenditore austriaco possa essere considerata più valida rispetto alle altre. C’è ancora, in città, chi si pronuncia contro le liberalizzazioni, fatta eccezione per nuove aperture in centro, con la sola argomentazione che dobbiamo risparmiare terreno». Con i colleghi contro anche il tycoon austriaco avrà vita dura.

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