BOLZANO. Ogni volta che passa davanti alle sterminate file per Ötzi, Ulrich Prugger ci ripensa. «L'avevamo detto subito che in via Museo la mummia sarebbe stata stretta. Non è quello il suo posto. Doveva essere una sistemazione provvisoria e invece...». Invece dove potrebbe stare? «Abbiamo proposto il Museion. Col Museion trasferito all'ex Alumix. Ma ci deve pensare la politica». Prugger, con Alfons Demetz e altri quattro creativi fanno la pattuglia di Gruppe Gut. Sono stati chiamati per Ötzi nel 1998 e ancora tre anni fa per riassettarne il percorso.

Hanno messo mano a musei e gallerie, allestito mostre. La fortezza di Fortezza, la "mansio" di Sebato e poi Baviera, Austria. Questo, prima dell'anello al Monumento della Vittoria. Dopo l'anello sono «quelli del led». Un'idea che ha cambiato tutto. Forse persino la storia di questa città. Una loro idea. «Pensi che ci è venuta soprattutto perché con quel budget..., non è che si potesse andare tanto lontano». E adesso, col duce a cavallo? «Leggo di un laser. Ma ho paura che di giorno si veda poco. E poi costa l'ira d'Iddio».

Prugger, adesso sembra che l'anello ci sia sempre stato...

«Ma non è nato subito. Come accade spesso per le invenzioni c'è stata una lunga marcia di avvicinamento».

Partita da dove?

«Dalle richieste della commissione di storici. Ci hanno detto: occorre che già da fuori si veda che dentro è tutto cambiato. Doveva essere un segno all'aperto. E visibile. Ma non troppo invasivo. All'inizio, nelle nostre prime riunioni, avevo pensato di riproporre le scritte sul frontone in un altro posto. Ma, come dire, democratizzate. Invece che in alto, ad altezza d'uomo. Poi le lettere sono finite sulla scalinata. Infine abbiamo guardato al budget: le lettere sarebbero state troppo costose. E, a ripensarci, anche troppo visibili. E allora abbiamo guardato alle colonne».

Come fossero delle dita.

«Appunto. L'anello era coerente con i fasci littori e, soprattutto, sarebbe costato la metà. Perché i led sono economici».

Timori di brutte reazioni?

«Non di quelle. L'idea è sembrata subito buona. No, che l'anello venisse usato per altre polemiche, che fosse una scusa per darci dentro con la politica».

Altre soluzioni?

«Scartate. Guardavamo ai memoriali tedeschi, a quello che hanno fatto a Norimberga, alle fenditure, agli strappi col passato resi architettonicamente. Ma qui sarebbe stato un trauma. Non ce ne era bisogno. Meglio l'ironia, la leggerezza».

Adesso una simile operazione sta per essere avviata per il bassorilievo di Piffrader. Sarete coinvolti?

«Lo spero. Abbiamo già buone idee al proposito».

Partendo da...

«Dalla luce».

Qualcuno ha parlato di laser.

«Il problema è che il laser di giorno si vede poco. E poi costa tanto. Invece con il led si possono trovare buone soluzioni. Non credo che per Piazza del Tribunale, la Provincia o il Comune decidano di spendere il doppio. Staranno sulle cifre del monumento. E allora le soluzioni si restringono. E, insisto, il problema del led è che di giorno perde tutta la forza evocativa che invece possiede di notte».

Cosa avverte nell'aria per questo tipo di storicizzazioni?

«Che l'aria è cambiata. Bolzano è matura per questi percorsi. Avete visto quello che è successo al monumento? Vent'anni fa sarebbe stato impensabile».

Impensabili erano anche le file per Ötzi?

«Quelle no, erano prevedibili. Ma all'inizio si era tutti giustificati. Non si sapeva quello che avrebbe costituito la mummia nell'immaginario collettivo. E invece arriva a portare 250 mila visitatori all'anno. In altri luoghi queste cifre avrebbero giustificato ben altre location. Noi abbiamo proposto il Museion. E, in ogni caso, anche l'ultimo riallestimento di tre anni fa avrebbe dovuto essere provvisorio. Un anno, ci dicevano. Ma via Museo soffoca. Il percorso per vedere la mummia è complicato, adatto a pochi visitatori al giorno. Penso sia il caso di pensare anche a situazioni logistiche di supporto. Qualcosa per alleviare la fatica delle fila. Shop all'aperto, percorsi virtuali. Anche a basso costo in attesa del grande trasloco. Un'idea, come l'anello...».

O la nuova "via dei musei".

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