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BOLZANO. Quasi si pensa con rimpianto al Ferrotel di via Macello, demolito da pochi mesi, tra gli operatori della Protezione Civile che in questi giorni sono impegnati a pianificare la logistica della possibile emergenza umanitaria dovuta alla sospensione di Schengen da parte della Germania.
La struttura era stata murata e abbandonata, e poi era diventata la centrale dello spaccio e della clandestinità violenta ai Piani di Bolzano. Ora però sarebbe stata utile, chiaramente dopo un bel lifting per renderla di nuovo abitabile.
Non c’è però da disperarsi, di Ferrotel ce n’è un altro, sempre murato e abbandonato, che potrebbe essere riconvertito in centro profughi, oppure nell’areale della stazione sono diverse le strutture che potrebbero fare al caso. «Tutto dipende dalle decisioni del Ministero - spiega Günther Walcher, il capo della Protezione Civile della Provincia - aspettiamo indicazioni da Roma sulla strategia che nelle prossime settimane vorranno applicare, in base alle loro stime ci organizzeremo: abbiamo mezzi, cucine da campo, tende, brande e tutto il necessario per allestire un centro di accoglienza temporaneo, oltre ad un patrimonio umano di quasi 19 mila volontari; siamo in grado di gestire l’emergenza, speriamo di ricevere presto risposte».
Un primo sopralluogo in stazione a Bolzano è già stato effettuato, e forse individuata una sala abbastanza grande da allestire un piccolo dormitorio, ma che sarebbe insufficiente in caso di numeri eclatanti. «La scelta di una struttura all’interno dell’areale ferroviario è quasi obbligata - spiega Walcher - i migranti sono già diffidenti quando gli viene chiesto di spostarsi da una banchina all’altra, sarebbe molto complicato, anche dal punto di vista logistico, spostarli all’esterno della stazione; la soluzione ideale sarebbe quindi quella di una struttura fissa da riconvertire, oppure almeno un’area sgombra dove allestire un attendamento».
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