BOLZANO. «Scopre due aerei tedeschi nel mare greco”: titolo di una cronaca ormai invecchiata apparsa sull’ “Alto Adige” il 13 novembre 2005, nove anni fa. Ma è comunque diventata ormai storia regionale visti i protagonisti, primo fra tutti il bolzanino Sandro Saltuari (accanto ai colleghi Alberto Goramaschi di Cavalese, Guido Ferluga di Trieste e Giorgio Martini). Ma chi sono costoro? I quattro formavano un gruppo sommozzatori dal nome curioso,”Cava e metti”, protagonisti della clamorosa scoperta subacquea.

Tra i quattro nomi spicca quello di Saltuari, classe 1934, in data 22 luglio, personalità poliedrica, nota sia nel mondo giornalistico come operatore sub della Rai, esperto della tecnica d’immersione, ma anche della superficie terrestre come micologo e ancora, Veterano dello Sport, tuttora in attività. Interessi tutto sommati abbastanza diffusi ma non certo nella Terza età dal momento che il nostro, ha superato gli 80. Sandro continua a immergersi con muta e bombole per insegnare alle nuove leve dei sub già “brevettati”, come si filma negli abissi marini.

Lei è un classico esempio della “doppia vita” di molti blzanini “mutanti stagionali”, da sciatori o alpinisti a velisti , tuffatori nuotatori, surfisti e sub, come si spiega?

Semplice: mio padre era bolzanino, ma mia madre veneziana, come mia nonna per cui trascorrevo le vacanze estive a Venezia, sempre nell’acqua della laguna allora pulita e trasparente, imparando a nuotare con l’ausilio dell’asse da bucato della nonna: così l’acqua mi è “entrata” nel sangue.

Quando e come è avvenuta la svolta della sua vita?

Relativamente tardi per la verità: nel 1969 mi imbattei nella compagnia della “Bolzano Sub”, alla quale appartengo tuttora, ottenendo il brevetto anche di operatore subacqueo, il che mi spalancò le porte del pool sportivo subacqueo della Rai. Così cominciai con le grandi occasioni in piscina, come nel 1971, per il meeting di tuffi, quando Di Biasi e Cagnotto erano i nostri idoli sportivi, oltre che amici, ancora oggi.

Quali sono le esperienze di cui va più orgoglioso?

Comincerei con la più impressionante e anche commovente: l’immersione davanti all’Isola di Premuda, nell’arcipelago di Zara, in Croazia. Obiettivo, il relitto della corazzata ammiraglia della flotta austro-ungarica “Santo Stefano” (Szent Istvàn), a 60 metri di profondità capovolta,“vittima” di una storica impresa: il suo affondamento con due soli siluri lanciati da un Mas, grazie all’audacia del capitano di vascello Luigi Rizzo il 10 giugno 1918, data eletta oggi a Giornata della Marina. I morti accertati furono 13, ma ben 70 i dispersi, forse tutti imprigionati nel relitto.

Altre imprese meno, diciamo così, “tristi”?

L’esplorazione con bombole, di un cargo Usa: qui conquistai il mio record di profondità a –70 metri davanti a Villasimius in Sardegna. Poi il privilegio di riprendere i tentativi di Enzo Maiorca per il record mondiale d’immersione in apnea, ottenuto poi a –110 metri; altra soddisfazione, l’incarico dal Cnr per il censimento nel “Santuario dei cetacei” nel Mar Ligure, tre annate (1986, 1989 e ’91) esaltanti fra balenottere, capodogli e delfini; poi l’incontro con le cernie giganti da un quintale e più, presso l’isola di Manda in Kenia; le riprese dei campionati del mondiali di pesca subacquea, dove gli azzurri primeggiavano; il rischioso recupero nel 1981 di pericolosi fusti di anidride arseniosa affondati nel ‘74 con la nave greca “Klearkos” fra Tavolara e Molara nel golfo di Olbia e infine i rilevamenti e le misurazioni dei resti di un villaggio palafitticolo risalente a oltre 5500 anni fa, sul fondo del Garda.

Com’è la storia dei due aerei tedeschi……?

Fu l’impresa che ebbe la più vasta risonanza sui media nazionali: la scoperta delle carcasse due aerei tedeschi abbattuti dagli Alleati nel mare di Creta il 20 maggio del 1941 durante l’operazione “Merkur” concepita dal feldmaresciallo Goering: uno Junker 52 e un Messerschmitt Bf 109 usati per trasportare parà e materiali all’attacco dell’Isola occupata dagli inglesi. Per un errore aerei e parà finirono in piena contraerea inglese, falciati anche dai partigiani greci. Ma neppure gli inglesi furono da meno in distrazioni consentendo alle truppe tedesche, tra cui anche altoatesini, di invadere l’isola pur avendo perso i due aerei. Nel 2005 il nostro gruppo sub filmò i relitti; grazie a spezzoni originali e immagini fornite da reduci di Laives riuscimmo a montare un bel documentario.