BOLZANO. Gli addetti ai lavori stimano che circa il 50% della ricchezza altoatesina circoli attraverso cinque soli studi di commercialisti sul territorio. Quattro di lingua tedesca e uno di lingua italiana. Chiaramente non si tratta di studi qualsiasi, ma di vere e proprie centrali del denaro, che in alcuni casi arrivano fino ad un centinaio di addetti.

È da questi studi che le imprese vanno, quando hanno bisogno di trattare con l’Agenzia delle Entrate. C’è poi un superconsulente, per i casi più complicati, che arriva da fuori provincia, e che riesce dove gli altri falliscono. L’obbiettivo è sempre lo stesso: lo sconto. E non si tratta di venirsi incontro per quei casi umani di imprese sull’orlo del fallimento che tentano di salvarsi facendo carte false; si tratta di imprese che accumulano fondi all’estero, che evadono il fisco per milioni, e che una volta “colte in fallo”, ricorrono al supporto strategico degli esperti. I risultati non si fanno attendere: conciliazioni con sconti fino all’80% (ma c’è chi giurerebbe che sono stati registrati casi anche più alti) per contestazioni che erano partite da cifre astronomiche e si concludono con poco più di una pacca su una spalla.

Recentemente le organizzazioni sindacali interne all’Agenzia delle Entrate hanno richiesto ufficialmente che vengano rese note le statistiche sugli sconti effettuati negli ultimi anni, ma la nuova direttrice, almeno fino a questo momento, si è rifiutata di pubblicarle. Gli addetti ai lavori però, chiedendo l’anonimato per paura di ritorsioni, raccontano di dinamiche poco trasparenti nella gestione delle “pratiche pesanti”. Gestione che avviene in tre fasi: il controllo procede con tutte le verifiche, accumulando dati ed effettuando le indagini come da manuale; chiusa la pratica si ha una base di partenza, in termini di valore dell’accertamento, per inviare la contestazione all’azienda. Inizia la trattativa, per cui l’impresa invia il commercialista a parlare con il titolare del controllo; questo è il punto di svolta: nei casi normali l’azienda si limita a presentare dei documenti in sua difesa e si arriva ad una soluzione pacifica; in quelli eccezionali invece la pratica passa all’ufficio legale, che effettua una seconda trattativa e, col visto del direttore generale, procede alla conciliazione.

Atto che, se non dovesse avvenire, si trasformerebbe in azione legale presso la commissione tributaria, con conseguente allungamento dei tempi e aumento di lavoro per il personale dell’Agenzia. Il ragionamento prevalente è quindi “sporchi, contanti e subito”, pur di non avviare cause che possono durare anni. C’è poi un altro fattore: circola nei corridoi, ma appunto da voce di corridoio va trattata, che in generale si tema di essere accusati di “accanimento”, in questo periodo difficile in cui lo Stato si impegna per trasformare il fisco da un nemico del cittadino in un ente al servizio del cittadino.

C’è però un dato che cozza contro tutto questo. Nella sua ultima conferenza stampa di presentazione dei dati della Guardia di Finanza rispetto agli interventi del 2013, il comandante regionale del Trentino Alto Adige, generale Giuseppe Grassi, ha stimato che si può parlare di una base di evasione di circa 1,5 miliardi di euro (su base regionale)che però non sarebbe distribuita in parti uguali tra le due provincie, e che il piatto altoatesino della bilancia sia il più pesante dei due.(rik)

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