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BOLZANO. Sarebbe ora che Bolzano smettesse di fare una vita da ancella (della Provincia) e si conquistasse un ruolo da padrona di casa. E questo vorrebbe dire, nell’ordine: avviare i grandi progetti (Areale, tangenziale, A22) con date certe (non "a occhio") e con finanziamenti sicuri, possedere un quadro decisionale che consenta alla città di muovere in autonomia le leve del proprio destino e, infine, un "esplicito e diffuso riconoscimento anche simbolico della città di Bolzano capoluogo" da inserire senza mezzi termini anche nella legge urbanistica provinciale oltre che nella percezione collettiva.
Ecco cosa chiede il Pd che tenta di uscire dall’angolo di un forse troppo continuativo affiancamento alle politiche della Provincia, leggi Svp. E lo fa con un documento elaborato dagli urbanisti dem (Carlo Bassetti, Rosita Izzo e Stefano Fattor con il contributo di Stefano Pagani) che fornirà le linee guida che Alessandro Huber e la sua componente dovrà poi porre in atto se le primarie premieranno la corrente finora maggioritaria nel partito.
Per meglio chiarire questo tema si scrive infatti: «Dobbiamo fare in modo che Bolzano sia percepita come capitale di tutti in una provincia di tutti». Segno che, evidentemente, finora questo non è accaduto. Perché è ritenuto centrale questo passaggio urbano? Per la ragione che dalla centralità del capoluogo si dipartirebbero tutte le altre direttrici verso una visione più articolata della politica del territorio, in cui non ci sia spazio solo per quella "maggioritaria", indirizzata a valorizzare gli ambiti tradizionali (l’agricoltura di montagna, l’attenzione alle dinamiche di valle, l’uniformità della normative rispetto all’edificabilità del suolo) a scapito di quelli più dinamici e, guarda caso, legati proprio alle realtà cittadine, come Bolzano e Merano. Il documento di Bassetti e compagni si pone in un atteggiamento di grande attenzione rispetto al momento: Bolzano è in una fase di incerta transizione, tanti progetti sono sul tavolo ma nessuno sul terreno e dunque, "questa fase va governata".
Si richiede sottotraccia, una maggiore attenzione da parte di tutti i dem a qualsiasi livello istituzionale, nei confronti di Bolzano. Il sindaco non va dunque lasciato solo. Perché, infine, è dalla componente "urbana" della provincia che il Pd potrebbe trovare consenso alle sue politiche. Ma poi si chiedono anche nuove forme di residenza per una nuova politica della casa, aumentando l’offerta degli affitti; il sistema produttivo deve specializzarsi nell’efficienza energetica; la mobilità non solo urbana deve essere al centro delle proposte di sostenibilità, i mezzi pubblici e, naturalmente «le opere infrastrutturali viabilistiche che interessano soprattutto Bolzano».
E ancora la tutela del suolo, l’utilizzo di aree agricole, la rigenerazione urbana, più alte percentuali di raccolta differenziata senza eccessivi scarti della raccolta. Insomma, un modello di sviluppo più leggero e sostenibile rispetto a quello attuale ma la cui condivisione deve essere ricercata mettendo insieme, in un nuovo equilibrio, esigenze del territorio e realtà urbane. In conclusione: si comincia dal rivendicare una inedita centralità a Bolzano per finir poi per chiedere di estendere a tutto il territorio la sua visione delle cose, più traversale e, perché no, interetnica.(p.ca)
Ecco cosa chiede il Pd che tenta di uscire dall’angolo di un forse troppo continuativo affiancamento alle politiche della Provincia, leggi Svp. E lo fa con un documento elaborato dagli urbanisti dem (Carlo Bassetti, Rosita Izzo e Stefano Fattor con il contributo di Stefano Pagani) che fornirà le linee guida che Alessandro Huber e la sua componente dovrà poi porre in atto se le primarie premieranno la corrente finora maggioritaria nel partito.
Per meglio chiarire questo tema si scrive infatti: «Dobbiamo fare in modo che Bolzano sia percepita come capitale di tutti in una provincia di tutti». Segno che, evidentemente, finora questo non è accaduto. Perché è ritenuto centrale questo passaggio urbano? Per la ragione che dalla centralità del capoluogo si dipartirebbero tutte le altre direttrici verso una visione più articolata della politica del territorio, in cui non ci sia spazio solo per quella "maggioritaria", indirizzata a valorizzare gli ambiti tradizionali (l’agricoltura di montagna, l’attenzione alle dinamiche di valle, l’uniformità della normative rispetto all’edificabilità del suolo) a scapito di quelli più dinamici e, guarda caso, legati proprio alle realtà cittadine, come Bolzano e Merano. Il documento di Bassetti e compagni si pone in un atteggiamento di grande attenzione rispetto al momento: Bolzano è in una fase di incerta transizione, tanti progetti sono sul tavolo ma nessuno sul terreno e dunque, "questa fase va governata".
Si richiede sottotraccia, una maggiore attenzione da parte di tutti i dem a qualsiasi livello istituzionale, nei confronti di Bolzano. Il sindaco non va dunque lasciato solo. Perché, infine, è dalla componente "urbana" della provincia che il Pd potrebbe trovare consenso alle sue politiche. Ma poi si chiedono anche nuove forme di residenza per una nuova politica della casa, aumentando l’offerta degli affitti; il sistema produttivo deve specializzarsi nell’efficienza energetica; la mobilità non solo urbana deve essere al centro delle proposte di sostenibilità, i mezzi pubblici e, naturalmente «le opere infrastrutturali viabilistiche che interessano soprattutto Bolzano».
E ancora la tutela del suolo, l’utilizzo di aree agricole, la rigenerazione urbana, più alte percentuali di raccolta differenziata senza eccessivi scarti della raccolta. Insomma, un modello di sviluppo più leggero e sostenibile rispetto a quello attuale ma la cui condivisione deve essere ricercata mettendo insieme, in un nuovo equilibrio, esigenze del territorio e realtà urbane. In conclusione: si comincia dal rivendicare una inedita centralità a Bolzano per finir poi per chiedere di estendere a tutto il territorio la sua visione delle cose, più traversale e, perché no, interetnica.(p.ca)


