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BOLZANO. Marco Baroni, 39 anni, docente universitario bolzanino, è stato scalto da Google (il motore di ricerca in internet più importante del mondo) per sviluppare un progetto di ricerca informatica. Baroni ha vinto una borsa triennale, che è anche un riconoscimento prestigioso di livello internazionale.
Il suo compito? Rendere più semplice ed efficace l’accesso alla mole infinita di informazioni che ormai sono in rete, ma che è sempre più difficile trovare.
Ci lavorano tutti i motori di ricerca, in una corsa che potrebbe dare un vantaggio industriale decisivo a chi arriverà per primo. E Google, che ovviamente studia la cosa anche nei propri centri di ricerca, potrebbe avere trovato a Bolzano il «genio» in grado di riuscire a realizzare il «paradosso». Perchè si tratta di rendere i computer un po’ più intelligenti per consentire di usarli anche a chi è un po’ meno bravo. Il colosso mondiale ha premiato con una borsa di studio triennale il ricercatore del Cimec di Rovereto (Centro Mente e Cervello) Marco Baroni, bolzanino, docente alla Facoltà di Lettere e di Scienze cognitive dell’Università di Trento. Un finanziamento di 40 mila dollari che il professor Baroni metterà a sua volta a disposizione di neolaureati per un dottoraro da svolgere a Rovereto. Baroni, figlio di due noti insegnati bolzanini (la madre Carla è stata docente di filosofia al Torricelli, il papà Bruno preside delle “Da Vinci”), ha una lunga carriera accademica alle spalle, iniziata subito dopo il liceo classico al Carducci.
Il docente ha vinto il Google Research Award presentando il suo progetto sull’«estrazione di informazioni semantiche da documenti multimediali».
Professor Baroni, cosa significa?
«Significa utilizzare anche le immagini per migliorare la ricerca di un testo. Nel senso che il motore di ricerca utilizzi anche le immagini associate ad un documento per selezionare altri documenti che possono essere interessanti per l’utente».
E’ un aspetto del settore più ampio dell’evoluzione dei motori di ricerca.
Sì, è l’obiettivo a cui si sta lavorando ovunque. Dare al motore di ricerca la capacità di capire che cosa vuole veramente l’utente, in modo da rispondergli in modo efficace, e non con migliaia di schermate di documenti scelti con il semplice criterio della presenza delle parole chiave».
Forse un esempio può aiutare meglio a capire.
Se sono interessato alla tecnica per zappare un orto, posso mettere nella striscia delle parole chiave «tecnica zappare orto». Ma usciranno tutti i documenti che le contengono, per esempio un articolo sportivo in cui si dice che un difensore, privo di tecnica, sembra zappare il campo come un orto. Una ricerca «semantica», che capisca cioè le intenzioni di chi cerca, eviterebbe queste risposte inutili».
Marco Baroni ha 39 anni. Alle spalle, dopo gli studi a Padova, una vita da globetrotter dei laboratori: dottorato in America, incarichi a Vienna e poi a Bologna. Ora il Cimec a Rovereto.
E’ quasi un ritorno a casa: abito a Bolzano e faccio il pendolare.
Tre anni sono sufficienti per sperare in risultati concreti?
E’ possibile: è quello che speriamo. Ma anche la collaborazione con Google è interessantissima. Sarò in contatto diretto con un loro ricercatore che opera nello stesso campo, e non è escluso che si arrivi a lavorare assieme, magari in uno stage estivo. Collaborare con chi nel mondo lavora ai massimi livelli per i miei stessi obiettivi è una soddisfazione enorme. (lu.ma
Il suo compito? Rendere più semplice ed efficace l’accesso alla mole infinita di informazioni che ormai sono in rete, ma che è sempre più difficile trovare.
Ci lavorano tutti i motori di ricerca, in una corsa che potrebbe dare un vantaggio industriale decisivo a chi arriverà per primo. E Google, che ovviamente studia la cosa anche nei propri centri di ricerca, potrebbe avere trovato a Bolzano il «genio» in grado di riuscire a realizzare il «paradosso». Perchè si tratta di rendere i computer un po’ più intelligenti per consentire di usarli anche a chi è un po’ meno bravo. Il colosso mondiale ha premiato con una borsa di studio triennale il ricercatore del Cimec di Rovereto (Centro Mente e Cervello) Marco Baroni, bolzanino, docente alla Facoltà di Lettere e di Scienze cognitive dell’Università di Trento. Un finanziamento di 40 mila dollari che il professor Baroni metterà a sua volta a disposizione di neolaureati per un dottoraro da svolgere a Rovereto. Baroni, figlio di due noti insegnati bolzanini (la madre Carla è stata docente di filosofia al Torricelli, il papà Bruno preside delle “Da Vinci”), ha una lunga carriera accademica alle spalle, iniziata subito dopo il liceo classico al Carducci.
Il docente ha vinto il Google Research Award presentando il suo progetto sull’«estrazione di informazioni semantiche da documenti multimediali».
Professor Baroni, cosa significa?
«Significa utilizzare anche le immagini per migliorare la ricerca di un testo. Nel senso che il motore di ricerca utilizzi anche le immagini associate ad un documento per selezionare altri documenti che possono essere interessanti per l’utente».
E’ un aspetto del settore più ampio dell’evoluzione dei motori di ricerca.
Sì, è l’obiettivo a cui si sta lavorando ovunque. Dare al motore di ricerca la capacità di capire che cosa vuole veramente l’utente, in modo da rispondergli in modo efficace, e non con migliaia di schermate di documenti scelti con il semplice criterio della presenza delle parole chiave».
Forse un esempio può aiutare meglio a capire.
Se sono interessato alla tecnica per zappare un orto, posso mettere nella striscia delle parole chiave «tecnica zappare orto». Ma usciranno tutti i documenti che le contengono, per esempio un articolo sportivo in cui si dice che un difensore, privo di tecnica, sembra zappare il campo come un orto. Una ricerca «semantica», che capisca cioè le intenzioni di chi cerca, eviterebbe queste risposte inutili».
Marco Baroni ha 39 anni. Alle spalle, dopo gli studi a Padova, una vita da globetrotter dei laboratori: dottorato in America, incarichi a Vienna e poi a Bologna. Ora il Cimec a Rovereto.
E’ quasi un ritorno a casa: abito a Bolzano e faccio il pendolare.
Tre anni sono sufficienti per sperare in risultati concreti?
E’ possibile: è quello che speriamo. Ma anche la collaborazione con Google è interessantissima. Sarò in contatto diretto con un loro ricercatore che opera nello stesso campo, e non è escluso che si arrivi a lavorare assieme, magari in uno stage estivo. Collaborare con chi nel mondo lavora ai massimi livelli per i miei stessi obiettivi è una soddisfazione enorme. (lu.ma


