MERANO. Doppia "sberla", ieri, per la Merano Maia. In mattinata la presa d'atto, con relativa conferenza stampa, che la tribuna grande non sarà agibile per il Gran Premio Merano. Nel pomeriggio, la notizia del ritiro di ogni forma pubbliciaria sui media da parte della Forst. Non bastavano i militari col loro mancato consenso all'utilizzo del piazzale centrale della caserma Rossi come parcheggio in occasione dell'evento clou della stagione ippica meranese. Altre due tegole si sono abbattute ieri sulle teste dei dirigenti della Merano Maia, due macigni al cui confronto i problemi di parcheggio sono subito passati in secondo piano. Prima "sberla" con la presa d'atto che la tribuna principale non sarebbe stata agibile per il Gran Premio e nemmeno per le giornate successive. Tempestiva conferenza stampa, di cui riferiamo a parte, alla presenza del sindaco Januth, dell'amministratore delegato di Merano Maia Sturaro, progettisti e impresari. Nemmeno il tempo di abbandonare la sala giunta del Comune, sede dell'incontro con la stampa, che arriva, inatteso, il secondo colpo: la Forst sta annullando tutti i contratti pubblicitari inerenti la sua sponsorizzazione del Gran Premio. «Non ne so nulla», ammette l'amministratore di Merano Maia Massimiliano Sturaro. «Non possiamo rilasciare dichiarazioni prima che si concluda l'assemblea straordinaria dei soci di oggi pomeriggio», fa sapere l'addetto alle pubbliche relazioni dell'azienda di Lagundo. La questione esplode nel pomeriggio in assemblea, e appare subito chiaro che ad innescare il forte malcontento in casa Forst è stata proprio la mancata consegna della tribuna principale nei tempi previsti. «Non vogliamo abbinare il nostro marchio a questo fallimento organizzativo - è stato in sostanza il ragionamento dei rappresentanti dell'azienda di Lagundo - per questo abbiamo ritirato ogni forma pubblicitaria dai media». Una mossa dietro alla quale potrebbe celarsi anche l'intenzione di una richiesta di risarcimento danni per le svariate decine di migliaia di euro investite e per la scarsa visibilità ottenuta in cambio. Mossa che però potrebbe nascondere anche qualche ben più grosso mal di pancia legato alla lentezza con cui avanza il processo di rilancio dell'impianto ippico di via Palade. Quattro anni fa la Forst si era gettata con entusiasmo nel progetto di rilancio dell'ippodromo. Il suo interlocutore principale era l'amministrazione comunale Meranese, socio di maggioranza della Merano Maia. Col suo 27% di azionariato, e con Cellina von Mannstein e Gerhard Comper, suoi rappresentanti in consiglio d'amministrazione, la "birreria" faceva grandi progetti. Entusiasmi spenti ben presto dall'immobilismo di Comune e Provincia, fino al clamoroso ritiro dei due amministratori nell'estate dello scorso anno. Disimpegno sintomo di un forte malessere, nonostante la prosecuzione delle sponsorizzazioni e l'intenzione di mantenere le azioni ancora in cassaforte. C'è voluta un'abile azione di diplomazia e di convincimento per rimettere in pista, nel vero senso della parola, Margherita Fuchs von Mannstein, amministratore delegato e plenipotenziaria della Forst. Decisivo l'ingresso in Merano Maia della Mic, cordata composta dal guru del salutismo Henri Chenot, dall'impresario Francesco Aletti Montano e dall'Alfea, società che gestisce gli ippodromi di Pisa e Livorno. Capitali e imprenditoria di successo, insomma, che avrebbero potuto garantire rosee prospettive per il glorioso ma decaduto impianto ippico. Ieri nuova rottura, un ulteriore recupero appare alquanto complicato.

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