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BOLZANO. Per capire com'è cambiata Bolzano basta guardare l’immagine che vedete in alto - forse un po’ sfuocata ma è così anche l’originale - dei Portici ieri e pensare ai Portici oggi. Guardate i vecchi nomi, storici, ricordatevi quelli che vi erano familiari e che sono scomparsi. Già perchè attorno al Duemila è iniziata la rivoluzione con l’assalto delle grandi catene low cost. Marchi storici, vecchie botteghe, nomi lì da due secoli, vetrine tradizionali: spazzati via, travolti dal mercato. E dagli affitti. E dai profitti dei vecchi proprietari e delle antiche famiglie commerciali del centro. Le stesse che, oggi, vanno in trincea contro il centro commerciale che costruirà forse Benko, forse la supercordata Oberrauch ma che ieri hanno ceduto alle grandi catene contando sul potere miracolistico degli affitti che lievitavano. Una mappa del cambiamento, quella che vedete in alto, che ha poi coinvolto altre direttrici della rete commerciale del centro. Prima i Portici poi via Museo che si è trasformata in una manciata di anni. Tutto è cambiato dal 2012: a settembre ha aperto H&M a novembre Zara. Da quel giorno nulla in via Museo è più stato come prima. Il metro di quel che sta succedendo lo sta dando oggi anche Streitberger: via la pasticceria che sta lì da 95 anni, sotto l’ottica a basso prezzo. Elmar Streitberger che ripete «non ho ancora firmato» ricorda: «In via Museo siamo rimasti veramente i classici “quattro gatti”. Noi dal 1919, la gioielleria Ranzi dal 1884, la pasticceria Hofer e i casalinghi Pickel». Lo stesso è successo ai Portici. Dado Duzzi, vicepresidente dell’Unione commercio, non ci sta: «Attenzione, i commercianti che hanno prima affittato o poi venduto e poi svenduto i Portici non sono quelli che se la prendono contro il megastore. L’Unione aveva avvertito, aveva detto che occorreva bloccare le multinazionali, non ci hanno ascoltato ed il risultato è sotto gli occhi di tutti». E adesso che succederà? «Per alcuni anni andremo avanti così poi arriveranno gli stranieri. Cinesi, indiani. Ci risentiamo tra un’altra manciata di anni». Richard Franchi - proprietario di Schönhuber - non è daccordo. «Ma và, non si può pretendere di bloccare un’onda inarrestabile. Le grosse catene premono in tutto il mondo, Bolzano ha resistito finchè ha potuto, ma se la richiesta commerciale è chiara ed univoca non puoi continuare a contrastarla perchè rischi di rimanere tagliato fuori. Guardate i giovani... sanno già cosa comprare... vanno sul web e poi entrano in negozio! Non hanno neanche bisogno delle commesse». Lei quando ha lasciato? «Era il 2001. Il primo grosso marchio, Max Mara, l’ha portato Oberrauch, poi è arrivato Coin nello spazio di Eccel, e ancora Benetton (nello spazio di Wendeltreppe) e Sisley al posto del mio vecchio Schönhuber». Come mai questa scelta? «Gli affitti. Difficile, credetemi, dire di no in tempi che già annunciavano la crisi e poi non sempre i figli vogliono continuare l’impresa». Dopo le grandi catene cosa ci aspetta? «Arriveranno i cinesi e gli indiani. Se le compreranno loro».
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