BOLZANO. Dire “vado al tennis” a Bolzano - almeno fino a pochi anni fa, adesso è complicato - vuol dire andare a Gries, in via Martin Knoller, sotto il gazebo dei concerti di via Segantini.

Un po’ come dire “vado in città”: tutti capiscono. Ultimamente non ci si andava solo per giocare ma, soprattutto nella bella stagione, anche per mangiare. Bene. Anzi, male: perché da mesi non si può, il ristorante è chiuso. Prima temporaneamente, ora a tempo indeterminato. La ragione sta nel fatto che è scoppiata la crisi tra il tennis - inteso come direttivo e soci - e il ristorante, inteso come gestore dello stesso. L’uno accusa l’altro di essere uscito dal seminato. Ma, come sempre accade in questa sorta di subappalti gestionali, è una questione di soldi. L’uno vorrebbe spendere di meno, l’altro pure e dunque guadagnare di più.

Tutto è iniziato quando il Comune, che è il proprietario storico dell’area, ha deciso due passi: il primo, mettere a bando - dopo un po’ di anni che non accadeva - la gestione del complesso; il secondo di aumentarne il canone d’affitto. Il bando è stato vinto dal Tennis Club Bolzano, che ci sta da sempre. Non si sono presentati altri concorrenti perché c’era poco a discutere, il Club sa vita morte e miracoli dei campi.

Il canone è stato invece quasi triplicato. Senza andare nei particolari finanziari, è stata invece immessa una clausola, che poi ha spalancato le porte alla diatriba interna tra direttivo e conduttore del ristorante: quest’ultimo, anche formalmente, non sarebbe stato più riservato ai soci o a qualche esterno selezionato ma aperto a tutti. Da qui, le sfide per la primogenitura: è il tennis che trascina il ristorante e dunque deve avere sempre l’ultima parola o è il ristorante la vera fonte di introiti e dunque dovrebbe averla lui? Il rapporto tra il gestore e il circolo, iniziato sotto la presidenza di Paolo Bonvicini, è scivolato anche in quella - attuale - di Christoph Laichner, con pure un direttivo nuovo di zecca. Ma quasi subito il dialogo tra in due soggetti si è fatto acceso. Chi deve pagare la parte più consistente del canone? Da mesi questo confronto è andato incriccandosi fino al momento della rottura.

Il direttivo aveva espresso la volontà di ridiscutere il rapporto col gestore del ristorante, fino al punto in cui si era fatta strada l’idea di sostituirlo, vista la difficoltà di dialogo; il gestore, a sua volta, lamentava la stessa difficoltà, ma nei confronti del direttivo. Il tutto, finché è giunta la lettera di fine contratto spedita dalla presidenza e dal direttivo: da quel momento si va per avvocati. Certo, le relazioni tra Club e conduttori del ristorante non sono mai stati idilliaci. Sono decenni che la cucina passa di mano in mano, di volta in volta registrando una certa difficoltà a far quadrare i conti.

Soprattutto nei periodi in cui il ristorante era riservato ai soli soci e dunque con un target di potenziali clienti molto limitato. Da qui la decisione di aprirlo alla città. Ma da qui anche l’incrinarsi del rapporto tra i due interlocutori in campo. Il risultato è un danno per l’intero quartiere se non per la città. Il tennis era ormai un luogo di incontro anche a valenza sociale diffusa e non solo nell’ambito sportivo. La chiusura del ristorante, con tutti i suoi annessi interni ed esterni, priva il contesto urbano di un luogo di evidente aggregazione. Adesso, probabilmente, spetta al Comune provare a individuare un compromesso. L’alternativa è, visti i tempi della giustizia, un lungo periodo di buio in via Martin Knoller. P.CA.