BOLZANO. La Guardia medica - unica in grado di sollevare il Pronto soccorso dal superlavoro dei codici bianchi - rischia di saltare. Quindici dei diciotto medici in servizio hanno comunicato ieri a Paolo Conci, primario della Medicina di base, che non accetteranno l'incarico per il prossimo trimestre.

La sintesi perfetta è che da agosto Bolzano potrebbe non avere più il servizio.

Emanuele Pozzo, medico di base, veterano del soccorso, e consigliere del direttivo sindacale Sup/Snami ha parecchie cose da dire. «Dopo un lungo periodo di stagnazione, durante il quale i nostri rilievi e quelli degli utenti sono rimasti inascoltati, le novità sono arrivate: l'Azienda ha pensato di affrontare l'attuale situazione di crisi, peggiorata al punto da non riuscire a garantire la copertura completa del servizio, introducendo unilateralmente nuovi obblighi contrattuali per i medici, fermo restando il precariato totale e la retribuzione da addetti alle pulizie. Ieri abbiamo comunicato al primario che la quasi totalità dei professionisti in servizio (almeno 15 su 18) non accetterà l'incarico per il trimestre agosto-ottobre, a meno che le condizioni contrattuali non vengano rinegoziate. Di fatto, mancando al momento valide alternative, è assai alta la probabilità che dal primo di agosto a Bolzano e dintorni gli utenti non potranno più contare sul servizio. Conci ci ha ascoltato esprimendo dubbi sulla possibilità che le nostre richieste possano venire accolte, prendendo atto della nostra disponibilità così come delle nostre condizioni, ci ha ricevuti con un preavviso minimo e ci ha dedicato oltre due ore, segno a nostro avviso di come anche lui percepisca la gravità della situazione. Ci auguriamo che tale percezione possa diffondersi ulteriormente tra i cittadini, i dirigenti della sanità ed i politici locali».

Il primario spiega che oggi incontrerà il direttore del Comprensorio, Umberto Tait. «Vedremo di trovare una soluzione ma non sarà facile. I medici chiedono un adeguamento del compenso orario. Per modificarlo però serve una modifica dell’accordo collettivo di Medicina generale, questione che non si risolve su due piedi». Intanto Pozzo va dritto per la sua strada: «La Provincia ha da sempre inteso la Guardia medica (0471 908288 - 0471 909148) che ha sede ed ambulatorio in via Galilei 10B - come un servizio low-cost, con buona pace sia di chi il servizio lo eroga, sia di chi lo utilizza. Disponiamo di risorse limitate e siamo pronti a intervenire quando non è disponibile il medico di famiglia (dalle 20 alle 8 nei giorni festivi, dalle 10 dei prefestivi - ad esempio la vigilia di Natale - oltre che nei finesettimana). Siamo in pochi e pagati poco. Lavoriamo moltissimo ma siamo l'unico caso in Italia di servizio essenziale totalmente basato sul precariato, visto che fruiamo di contratti rinnovati di tre mesi in tre mesi ed operiamo per un bacino di circa 150.000 potenziali utenti». Cosa vuol dire pagati poco?

«Che la Provincia ci dà 19,26 euro l'ora ma chi di noi non ha il bilinguismo ne incassa 17,13. E scusateci se si tratta di una retribuzione che consideriamo non dignitosa oltre che inadeguata». Il medico spiega anche come il servizio debba essere riorganizzato. «Se da una parte servono investimenti dall'altra dobbiamo riuscire a valorizzare le risorse già esistenti. Anche per questo a settembre 2011 una minidelegazione di medici della "Guardia" si era alzata all'alba per andare a parlare al presidente Durnwalder. «Ci ha ascoltato ma non è servito a niente».

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