PHOTO
BOLZANO. È tregua fra i sanitari della Guardia medica e l’Azienda sanitaria: al termine del confronto di ieri infatti le posizioni sono rimaste ancora assai distanti, tuttavia il servizio - contrattualmente in conclusione con luglio - nel prossimo mese di agosto non verrà interrotto.
«Devo dire che è toccato a noi avanzare una proposta per tentare di sbloccare la situazione - sottolinea il dottor Emanuele Pozzo, alle trattative con i colleghi Chirizzi e Dellasega - e lo abbiamo fatto presentando un “progetto obiettivo” grazie al quale a fronte di un maggior impegno diretto dei medici, adeguatamente compensato, si garantirebbe mese per mese la copertura del servizio trasformando quello che sarebbe un onere della sola Asl in un obiettivo condiviso con tutti i medici del servizio. E un meccanismo sul quale ci siamo impegnati ad effettuare tutte le necessarie verifiche di fattibilità normativa».
«A fronte delle richieste dell’Asl di scongiurare il blocco del servizio con mercoledì primo agosto - sottolinea poi Pozzo - a titolo personale abbiamo dato la nostra disponibilità esclusivamente per i turni da noi già comunicati e solo in presenza di u na copertura degli stessi almeno da parte di due medici. Questa richiesta nelle prossime ore sarà girata a tutti i colleghi del team medico che decideranno autonomamente se aderirvi».
«Ho apprezzato il senso di responsabilità manifestato dai medici - ha sottolineato per parte sua il direttore del comprensorio sanitario di Bolzano Umberto Tait - ed ora siamo tutti impegnati nel compiere tutte le verifiche necessarie per monitorare le loro prestazioni e in previsione sia la normativa che l’operatività del “progetto obiettivo” da loro proposto. È pacifico che da parte nostra vi è grande attenzione rispetto alla loro idea di aumentare i servizi offerti ai cittadini a fronte di un aumento dei compensi: strada per altro senza alternative se vogliono ottenere una maggiore redditività».
Per ora dunque rientra l’allarme rispetto al servizio di guardia medica che tanto in apprensione aveva messo da un lato i medici di base e dall’altro lato i responsabili del pronto soccorso, in particolare del San Maurizio. In caso di blocco infatti per un verso era in animo dell’Azienda sanitaria di far ricadere sui medici di famiglia il compito di garantire assistenza nell’arco dell’intera giornata, mentre per altro verso sarebbe stato inevitabile soprattutto nel capoluogo un incremento massiccio, per quanto inappropriato, degli utenti alla struttura d’emergenza dell’ospedale.
E con le trattative aperte è tramontata anche l’ipotesi di ricorrere alla traumatica strada - per altro assai difficoltosa sotto il profilo normativo a fronte di un contratto di collaborazione scaduto - della precettazione dei sanitari che si sono dichiarati non più disponibili “ad essere sfruttati”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA


