BOLZANO. Le barriere paramassi montate sulle pendici del Guncina - nella zona di via Defregger colpita dalla frana caduta giovedì - risalivano a metà anni Novanta. Quando vennero montate, erano il non plus ultra in commercio, ma poi la tecnologia è andata avanti. Ora i tecnici ne monteranno di migliori: di nuova concezione, certificate, costruite in base ai calcoli sulle necessità specifiche del luogo, poi tarate e testate sul campo. «Comunque sia, possiamo al massimo ridurre il pericolo di caduta massi, non eliminarlo del tutto», premette il geologo del Comune, Emanuele Sascor. Perché contro certi massi, come quelli precipitati l’altro giorno sulle case, non c’è niente da fare. L’unica, per stare del tutto sicuri, sarebbe allontanarsi dalla zona calda...

«Per ora cerchiamo di gestire l’urgenza - spiega il geologo municipale - quindi dobbiamo tutelare l’incolumità della popolazione, motivo per cui prima di tutto si mette in sicurezza. Non sono state effettuate stime riguardo ai costi da sostenere, ma le nuove barriere paramassi sono già state ordinate. I lavori di messa in sicurezza del versante porfirico inizieranno lunedì». I costi verranno sostenuti dal Comune, che poi, grazie alla vigente legge riguardo alle emergenze di protezione civile, chiederà un contributo alla Provincia. «Negli ultimi anni - prosegue il geologo comunale - il Comune ha speso milioni e milioni di euro, ma gli interventi non finiscono mai, perché i versanti della conca bolzanina sono quelli che sono». La stessa conca bolzanina sorge infatti sui detriti: proprio su ciò che è precipitato da Guncina, Monte Tondo e Virgolo.

I paramassi che verranno montati sono di nuova concezione: l’energia viene calcolata e testata sul campo, verificando le effettive esigenze proprie di quel versante. Della serie: vengono calibrati sui distacchi ritenuti probabili. «Però possiamo soltanto ridurre il pericolo, non eliminarlo. Contro certi blocchi, contro certi volumi, non c’è barriera che tenga».

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