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BOLZANO. Ha letto la denuncia di Stefano Minozzi - l’invalido al cento per cento che si è visto decurtare l’assegno di cura di 450 euro (da 1800 a 1350) in quanto grazie all’uso della tecnologia secondo la commissione di valutazione avrebbe bisogno di meno ore di assistenza - e vi ha riconosciuto un po’ la storia di sua moglie. Anche per lei assegno di cura più “leggero” probabilmente sempre per “ragioni” tecnologiche.
«Mirella, mia moglie - racconta Gianni Fiaccadori, 68 anni di Vadena - quando aveva 43 anni, oggi ne ha 64, si è ammalata di schlerosi multipla e ha bisogno di assistenza 24 ore su 24 ore». Tanto che nel 2000 lui che lavorava come meccanico per la Croce Bianca è andato in pensione. «Avrei potuto restare fino a 60 anni, ma non potevo. Mia moglie aveva sempre più bisogno di assistenza e non ho avuto altra scelta».
Nel 2009 la commissione provinciale di valutazione ha stabilito che per il tipo di patologia la signora Mirella aveva bisogno di 126 ore e 30 minuti di assistenza al mese. Tradotto: seconda fascia di assegno di cura pari a 900 euro.
A fine novembre a Vadena - come per altro previsto dalla legge - è tornata la commissione ed ha stabilito che la signora rispetto a sei anni fa e contrariamente a quanto dice il marito è “migliorata”.
Almeno a vedere le nuove ore di assistenza concesse: non più 126 ore e 30 minuti, ma 98 ore e 22 minuti. «Questo ha comportato il passaggio alla prima fascia - racconta il marito - e la decurtazione dell’assegno, passato a 551 euro al mese. Abbiamo fatto ricorso e il 9 marzo ci hanno risposto: ricorso respinto. Non solo. Le ore di assistenza sono state ulteriormente ridotte di due ore: ovvero 96 ore e 25 minuti. Fortunatamente l’assegno è rimasto lo stesso. Credo che la commissione sia giunta a questa conclusione, perché l’Asl mi ha dato uno scooter elettrico, in modo che non devo più spingere da carrozzina quando attraversiamo il ponte di Vadena che è in leggera salita».
Fiaccadori ritiene che la commissione - nel caso di sua moglie formata da un’infermiera e un’assistente sociale - non valuti nella sua interezza i problemi con cui deve fare i conti un disabile grave. «Inoltre invece che fissare gli assegni in base a fasce, a mio avviso la Provincia dovrebbe pagare per quello di cui uno ha realmente bisogno. Non è possibile che magari per pochi minuti di differenza ci si ritrovi con l’assegno decurtato».
Fiaccadori più di una volta ha pensato che l’aiuto di una badante, almeno qualche ora al giorno, sarebbe importante. «Ma non me lo posso permettere: con un assegno di 551 euro al mese è un lusso. Alla commissione ho cercato di spiegare che per me diventa sempre più dura dover assistere mia moglie 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Evidentemente non sono stato abbastanza convincente se l’assegno è stato addirittura tagliato».
La situazione della signora Mirella come quella di Stefano Minozzi è comune a molte altre persone che soffrono di gravi forme di invalidità.
Qualcuno esasperato denuncia, altri che fanno già fatica a tirare avanti non hanno neppure la forza di protestare. Sono semplicemente rassegnati davanti ad una valutazione - spesso troppo burocratica - dell’invalidità. (a.m)
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