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BOLZANO. La Signa non molla. Ovviamente il voto dell'altra sera ha lasciato una scia d'amaro nella cerchia di René Benko e Heinz Peter Hager, ma la rabbia e il fastidio sono ben celati nell'ottica di un rilancio. Nel giro di qualche settimana l'imprenditore potrebbe presentare una nuova offensiva in una partita che non pare affatto chiusa: quasi impossibile si tratti di una richiesta di risarcimento, molto più plausibile si vada verso un progetto rivisto, ancora una volta. Hager si presenta davanti ai giornalisti con atteggiamento marmoreo, senza troppi dettagli, ma è evidente che il quadrante di via Alto Adige non è un obiettivo considerato perso. «Bolzano chiede questa riqualificazione e noi vogliamo poterla realizzare. Non esiste altra strada se non parlare con noi per sistemare quella zona considerando che siamo i proprietari di gran parte degli immobili». L'hotel Alpi (appaltato all'ospitalità dei profughi con un contratto, rinnovabile, fino ai primi mesi del 2015), tutte le superfici private dell'ex Camera di Commercio, immobili e negozi di via Garibaldi: le bandierine Signa nella zona sono tante e pesanti. Senza contare la proposta d'acquisto per il Virgolo. Impossibile, però, scendere già nei dettagli delle possibili modifiche. «Ci riuniremo tra soci e avvocati e vedremo come reagire. In questo momento non escludiamo nulla, né sul piano progettuale né su quello legale. Tutto è fattibile e tutto è non fattibile. Soprattutto a Bolzano». Eccolo, il veleno sulla coda di un voto che ha infastidito. «Non capisco come si possa bloccare il desiderio di una città. Le reazioni dei cittadini sui social network, per esempio, parlano chiaro. Si dice no allo sviluppo e sì all'immobilismo, ma così la città invecchia e non ha futuro. Non a caso i giovani sostengono la nostra iniziativa. C'è una schizofrenia tra quello che si aspetta la popolazione e quello che decide il consiglio comunale». Resta un voto che è stato voluto segreto. «Inconcepibile – taglia corto l'amministratore plenipotenziario – perché significa non avere nemmeno il coraggio di dire apertamente quello che si pensa». Sconcerto provato anche per gli astenuti. «Come si fa a non avere un'idea su questo tema? Ogni scelta politica ha le sue conseguenze, si può preferire una piuttosto che l'altra, ma non sospendere il giudizio. Forse dovrebbero cambiare mestiere se prendere le decisioni risulta così difficile».
Ora, dunque, tutto resta in sospeso almeno per qualche settimana. «Ci prenderemo il tempo che ci serve. Non ci metteremo mesi, ma dobbiamo fare delle valutazioni perché comunque è stato fatto molto lavoro, anche rispondendo alle richieste del Comune». Qui Hager sottolinea un'altra discrepanza. «Come privati abbiamo portato un progetto che è stato costruito assieme al Comune, con le sue richieste e con i suoi paletti. Ora lo stesso Comune ci dice che non va bene. Ne prendiamo atto, ma mi pare che uffici tecnici e politica comunale non siano in sintonia». L’ultima riflessione è un buffetto al sindaco Luigi Spagnolli: «Ha dato prova di avere a cuore il bene della città parlando in modo chiaro e meritando la nostra stima». La partita non è finita.
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