Bolzano. Per Kamala Harris anche in Alto Adige fanno il tifo soprattutto le donne; e sono proprio loro - assieme ai giovani - che potrebbero fare la differenza. Donald Trump non entusiasma, però la destra - dovendo scegliere - preferirebbe che alla Casa Bianca tornasse lui. Manca un giorno alle elezioni negli States - il voto è fissato per martedì 5 novembre - e anche in Alto Adige, come nel resto del mondo, si segue con curiosità ed interesse la sfida americana tra la candidata dei Democratici e il candidato dei Repubblicani. Mai - dicono gli osservatori - elezione è stata così incerta; pronostici difficilissimi perché gli aspiranti alla guida degli Stati Uniti d’America sono di fatto testa a testa.

E quindi, dovendo scommettere su chi sarà il prossimo/a presidente degli States: Harris o Trump?

Chi scommette su Trump

«Credo - dice il vicepresidente della Provincia Marco Galateo - che alla fine vincerà Trump, perché gli americani sono stufi della politica attuata dai Democratrici. Intendiamoci, Kamala Harris è una buona candidata, ma è stata una scelta di ripiego. Io stesso se dovessi votare, sceglierei un repubblicano. Vorrei una Giorgia Meloni americana, perché il rischio è che chiunque vinca in America, nessuno farà gli interessi dell’Europa. Per quanto riguarda invece la politica internazionale, Trump forse potrebbe risolvere più rapidamente la guerra tra Russia e Ucraina. Mentre non vedo differenze sul conflitto in Medio Oriente: entrambi i candidati sono fortemente legati ad Israele».

Simile il pronostico di Christian Bianchi, assessore provinciale leghista: «Magari solo per mezzo punto, ma alla fine credo che vincerà Trump. È vero che sull’ex presidente pesano una serie di vicende, ma gli americani sono tradizionalisti e tra i due sceglieranno il candidato repubblicano. Del resto, durante la sua presidenza, non ha scatenato guerre; cosa che non si può dire dei suoi predecessori».

Ma per l’Europa cos’è meglio?

«Per noi non c’è un meglio. Come Europa dobbiamo imparare a curare di più i nostri interessi. Invece siamo riusciti a bandire dal 2035 le auto con motore a combustione, alimentate a benzina e diesel, mettendo in ginocchio il comparto dell’automotive».

Nicholas Oberrauch, 25 anni bolzanino che da 5 vive e studia a New York, seguendo da vicino le elezioni, vede favorito Trump: «Credo che alla fine vincerà lui, promotore di una politica economica più aggressiva. Anche se i giovani potrebbero fare la differenza ed è soprattutto su di loro che scommettono i Democratici. Detto questo, per me non cambia nulla: a dicembre finirò il master e ho deciso di restare qui per un po’ a lavorare».

Vista l’estrema incertezza del quadro, Ulli Mair, assessora provinciale dei Freiheitlichen, non si esprime su chi vincerà, ma sa perfettamente chi vorrebbe come nuovo inquilino della Casa Bianca: «Condivido molte delle battaglie dei Repubblicani, per questo sarei felice se vincesse il “Grand old party”». Quindi elenca i temi in comune: «La protezione delle frontiere esterne contro l’immigrazione clandestina, una politica sulla sicurezza basata sulla legge e sull’ordine, una politica estera pragmatica non ideologica; tagli alle tasse e deregolamentazione della politica economica».

Chi tifa Harris

«Faccio il tifo per la Harris. Mi preoccupa la violenza delle idee e del linguaggio di Trump. Non promette nulla di buono - dice il sindaco Renzo Caramaschi -. L’America sta scadendo a livello di democrazia».

Il timore è che non ce la faccia, la speranza è che vinca la sfida: «Finalmente - commenta Liliana Di Fede, direttrice dell’Assb - una donna alla guida degli Stati Uniti sarebbe un segnale importante. Credo che molto dipenderà dal voto delle donne».

Nessun dubbio da parte di Giorgia Mongillo, sindaca di Bronzolo, su chi dovrebbe guidare il Paese: «Io voterei donna a prescindere. Ci vuole un cambiamento».

Idem Silvia Pomella, studentessa di Giurisprudenza a Bologna e membro dell’assemblea nazionale del Pd: «Credo sia un pericolo il ritorno di Trump. Ci sono conquiste importanti come l’aborto a rischio. Questo dovrebbe mobilitare donne e giovani a favore di Kamala».

Anche Johanna Ramoser, assessora comunale, spera che gli americani vadano a votare e scelgano una donna: «Non sarà facile vincere la sfida con Trump, credo però che gli americani siano pronti ad avere una donna alla guida del Paese». A tifare donna anche Gaia Carroli, direttrice del Teatro Cristallo: «Spero nelle donne che anche in quest’occasione si sono iscritte per il voto più degli uomini; spero che l’appello di tutte le star porti i giovani ad andare a votare per Kamala Harris». «Per noi europei - spiega Federico Giudiceandrea, industriale brissinese alla guida della Microtec - che vinca uno o l’altra cambia poco, perché l’America guarda soprattutto a se stessa e fa i propri interessi. Detto questo, faccio fatica a comprendere come gli americani possano votare per Trump. Certo è che non si può sottovalutare la crescente insofferenza, in certi strati della popolazione, verso il politically correct troppo spinto, per cui bisogna stare attentissimi ad usare questo o quel termine, perché si rischia di passare per razzisti o per coloro che discriminano le donne».