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BOLZANO. Ottantasei primavere più 61 anni di contributi: quanto fa? Quota 147. Ma a Piero Pilotto, titolare della tintoria Vienna di via Vintler, della riforma pensionistica che punta ad abbassare a quota 100 la soglia per andare in pensione, poco importa.
«Sono passati esattamente 61 anni - racconta - dal giorno in cui ho cominciato a lavorare qui: era il 3 ottobre del ’57, quando sono entrato per la prima volta e da allora non ho più smesso. Né penso di farlo. Fino a quando la salute mi regge, resto al mio posto. In mezzo a lavatrici, ferri da stiro, detersivi, per rimettere a nuovo maglie, vestiti, cappotti, camicie. È la mia vita».
Alla mattina, alle 5.30 nella casa di via Aslago, c’è già la macchina del caffè in azione; un’ora dopo - nonostante qualche acciacco provocato dall’ “anagrafe” - Piero Pilotto è in macchina, pronto per andare in via Vintler. Alle 7 massimo 7.10 la tintoria “Vienna” apre: dietro al banco accanto allo storico titolare, c’è Marina Morandi, la collaboratrice arrivata 40 anni fa quando di anni ne aveva solo 17.
«A Bolzano - racconta Pilotto - mi sono trasferito per amore. Avevo conosciuto Mimma il 30 maggio del ’57 a casa di amici nel Padovano, dove abitavo e lavoravo già come sarto. Il 22 settembre di quello stesso anno ci siamo sposati».
Cercava lavoro; ogni mattina leggeva gli annunci pubblicitari sui giornali ed è lì che aveva trovato quell’inserzione fatta dall’allora titolare della lavanderia di via Vintler. Il negozio l’aveva aperto nel ’48 e, non a caso essendo lui austriaco, l’aveva chiamato “Vienna”.
«Il 3 ottobre, me lo ricordo ancora come se fosse oggi, sono entrato a chiedere informazioni e mi sono fermato subito. Sono passati i decenni e non me ne sono più andato. Allora - ricorda - le lavanderie si contavano sulle dita di una mano: oltre alla “Vienna” c’erano la “Piazza” e la “Cori”. Il nostro negozio è passato di proprietà e nel ’73 ho deciso di comprarlo. Le altre due tintorie storiche nel frattempo hanno chiuso, noi invece siamo ancora qui nonostante, in questi 61 anni, sia cambiato il mondo».
Anzi, i Pilotto hanno raddoppiato. In via Vintler, sede dell’Anagrafe, arrivavano ogni giorno decine di bolzanini: andavano a fare la carta d’identità o a chiedere un documento, poi si fermavano con i capi da lavare.
Gli affari andavano bene, è così che marito e moglie hanno fatto il “salto”, aprendo una filiale in via della Rena.
Dietro il banco c’era Mimma che, con non pochi sacrifici, riusciva a gestire la lavanderia, la casa e i tre figli (Massimo, Mauro e Marco).
Questo fino a qualche anno fa, quando la moglie ha deciso che era arrivato il momento di andare in pensione.
Piero invece no, non ha mai mollato, nonostante i problemi alla schiena, piegata dai troppi anni passati a stirare montagne di giacche, pantaloni, camice, maglie.
«La clientela, nel tempo, è calata, perché hanno aperto nuovi negozi e soprattutto perché sono cambiati i materiali: prima c’erano solo lana, cotone e seta. Adesso ci sono quasi esclusivamente materiali sintetici, alle volte non si sa neppure che roba sia. Ci aiutano esperienza e pazienza a trattarli in modo giusto. Oltre ai materiali, sono cambiate abitudini e mode: i pantaloni tradizionali sono stati sostituiti, nel 90% dei casi, dai jeans che si lavano in lavatrice e lo stesso discorso vale per una serie di altri capi che, una volta, si portavano in lavanderia e adesso si lavano a casa e non hanno neppure bisogno di essere stirati».
Ciononostante Pilotto e Marina, la sua preziosa collaboratrice, resistono: «Dal lunedì al venerdì l’orario è sempre lo stesso: si apre alle 7 e si chiude alle 19, con una pausa per il pranzo. Il negozio è la mia vita: lavoro, mi tengo attivo, scambio quattro chiacchiere con i clienti che conosco da una viva. Una volta arrivavano i genitori, poi i figli e adesso ci sono i nipoti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Sono passati esattamente 61 anni - racconta - dal giorno in cui ho cominciato a lavorare qui: era il 3 ottobre del ’57, quando sono entrato per la prima volta e da allora non ho più smesso. Né penso di farlo. Fino a quando la salute mi regge, resto al mio posto. In mezzo a lavatrici, ferri da stiro, detersivi, per rimettere a nuovo maglie, vestiti, cappotti, camicie. È la mia vita».
Alla mattina, alle 5.30 nella casa di via Aslago, c’è già la macchina del caffè in azione; un’ora dopo - nonostante qualche acciacco provocato dall’ “anagrafe” - Piero Pilotto è in macchina, pronto per andare in via Vintler. Alle 7 massimo 7.10 la tintoria “Vienna” apre: dietro al banco accanto allo storico titolare, c’è Marina Morandi, la collaboratrice arrivata 40 anni fa quando di anni ne aveva solo 17.
«A Bolzano - racconta Pilotto - mi sono trasferito per amore. Avevo conosciuto Mimma il 30 maggio del ’57 a casa di amici nel Padovano, dove abitavo e lavoravo già come sarto. Il 22 settembre di quello stesso anno ci siamo sposati».
Cercava lavoro; ogni mattina leggeva gli annunci pubblicitari sui giornali ed è lì che aveva trovato quell’inserzione fatta dall’allora titolare della lavanderia di via Vintler. Il negozio l’aveva aperto nel ’48 e, non a caso essendo lui austriaco, l’aveva chiamato “Vienna”.
«Il 3 ottobre, me lo ricordo ancora come se fosse oggi, sono entrato a chiedere informazioni e mi sono fermato subito. Sono passati i decenni e non me ne sono più andato. Allora - ricorda - le lavanderie si contavano sulle dita di una mano: oltre alla “Vienna” c’erano la “Piazza” e la “Cori”. Il nostro negozio è passato di proprietà e nel ’73 ho deciso di comprarlo. Le altre due tintorie storiche nel frattempo hanno chiuso, noi invece siamo ancora qui nonostante, in questi 61 anni, sia cambiato il mondo».
Anzi, i Pilotto hanno raddoppiato. In via Vintler, sede dell’Anagrafe, arrivavano ogni giorno decine di bolzanini: andavano a fare la carta d’identità o a chiedere un documento, poi si fermavano con i capi da lavare.
Gli affari andavano bene, è così che marito e moglie hanno fatto il “salto”, aprendo una filiale in via della Rena.
Dietro il banco c’era Mimma che, con non pochi sacrifici, riusciva a gestire la lavanderia, la casa e i tre figli (Massimo, Mauro e Marco).
Questo fino a qualche anno fa, quando la moglie ha deciso che era arrivato il momento di andare in pensione.
Piero invece no, non ha mai mollato, nonostante i problemi alla schiena, piegata dai troppi anni passati a stirare montagne di giacche, pantaloni, camice, maglie.
«La clientela, nel tempo, è calata, perché hanno aperto nuovi negozi e soprattutto perché sono cambiati i materiali: prima c’erano solo lana, cotone e seta. Adesso ci sono quasi esclusivamente materiali sintetici, alle volte non si sa neppure che roba sia. Ci aiutano esperienza e pazienza a trattarli in modo giusto. Oltre ai materiali, sono cambiate abitudini e mode: i pantaloni tradizionali sono stati sostituiti, nel 90% dei casi, dai jeans che si lavano in lavatrice e lo stesso discorso vale per una serie di altri capi che, una volta, si portavano in lavanderia e adesso si lavano a casa e non hanno neppure bisogno di essere stirati».
Ciononostante Pilotto e Marina, la sua preziosa collaboratrice, resistono: «Dal lunedì al venerdì l’orario è sempre lo stesso: si apre alle 7 e si chiude alle 19, con una pausa per il pranzo. Il negozio è la mia vita: lavoro, mi tengo attivo, scambio quattro chiacchiere con i clienti che conosco da una viva. Una volta arrivavano i genitori, poi i figli e adesso ci sono i nipoti».
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