SAN MARTINO. Il Burgraviato colpito, duramente, nel settore del lavoro. Gli operai Memc in cassa integrazione da due anni ed ora, all'improvviso, la "tegola" della chiusura della Hoppe di San Martino in val Passiria con un «autentico disastro - così l'ha definito Heinrich Dorfer, l'assessore comunale all'economia - per tutta la valle». Per ventidue lavoratori oggi potrebbe essere l'ultimo giorno in fabbrica, per altri 158 la mobilità inizierà alla fine dell'anno.

La giornata odierna è la prima di una mobilitazione generale. Il sindaco di San Martino, Rosmarie Pamer, incontrerà alle11 una delegazione di lavoratori ed i sindacati territoriali. Potrebbero essere presenti anche i sindaci di San Leonardo e di Moso; nel pomeriggio un'altra delegazione sarà ricevuta dal presidente Durnwalder che ha già promesso il suo interessamento. Lo stesso Durnwalder potrebbe essere presente già stamane a San Martino, se riuscirà a liberarsi in tempo dagli impegni della giunta provinciale.

Mentre la chiusura della fabbrica di San Martino è confermata (con conseguente delocalizzazione della produzione di maniglie in ottone in Romania), con la sola consolazione che un gruppo di amministrativi potrebbe trovare posto negli stabilimenti di Sluderno e di Lasa. Ma neanche il futuro di quelle fabbriche è al sicuro viste le condizioni dette e ribadite dalla svizzera Hoppe.

E la politica economica della Provincia, che inizia a mostrare tutte le sue crepe, finisce sul banco degli imputati: «Paghiamo - afferma Michele Buonerba, segretario della Cisl altoatesina - la situazione venutasi a creare dopo i ripetuti no di Durnwalder e dell'assessore provinciale al lavoro in merito alla norma di attuazione sugli ammortizzatori sociali. L'abbiamo chiesta, con insistenza, dal 2008. Se la avessimo non saremmo certo nelle attuali condizioni, Trento in questo senso è stata lungimirante. Con il finanziamento degli ammortizzatori sociali, gli operai della Hoppe in cassa integrazione - ma sono tantissimi nel resto della Provincia - avrebbero a disposizione 200 euro in più al mese e nei loro confronti si sarebbero potuti attivare dei percorsi per il reimpiego, magari in una serie di servizi di cui c'è sempre più bisogno». La norma invece, accusa il sindacalista «è stata bloccata a lungo a causa anche dei comportamenti stagni della politica sia della Provincia che delle varie associazioni di categoria che hanno i loro interessi da difendere».

Nel giro di una sola settimana - questo è il bilancio - ci si trova con tutti gli stagionali a casa (sono circa quattrocento al giorno quelli che si presentano all’ufficio di collocamento di Merano per il sussidio di disoccupazione), gli operai della Hoppe in cassa integrazione, e quelli della Memc ormai in stato di agitazione permanente. Tutti in attesa che la politica batta un colpo. E in questo caso il messaggio va al futuro governatore, Arno Kompatscher, «In passato - afferma Buonerba - aveva dimostrato interesse per la nostra proposta ma, purtroppo, se anche si decidesse ora per applicare la norma sarebbe necessario almeno un anno».

Intanto con la chiusura della Hoppe di San Martino, che fa seguito al mancato avvio della produzione alla Memc di Sinigo dopo due anni di cassa integrazione, è l'ennesima "mazzata" che colpisce il Burgraviato dove la sola attività turistica - oltre a quella agricola - non è in grado di fare da stampella ad un'economia sempre più traballante. (e.d.)