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BOLZANO. Il “Città” che chiude chissà per quanto e i D'Onofrio che rinunciano alla gestione, non è solo Bolzano che cambia e non si sa come, ma anche quasi 70 persone che si trovano col futuro oscurato.
«Per la precisione si tratta di 67 lavoratori che in un contesto già molto complesso dovuto all'emergenza Covid, sono adesso senza lavoro e senza reddito» spiega Antonella Costanzo della Filcams Cgil.
Cuochi, direttori di sala, camerieri, operatori dell'albergo, addetti alle pulizie.
Tanto che la vicenda del “Città” può assumere una valenza pienamente simbolica dello tsunami che ha travolto tutti ma, sul piano economico, lo ha fatto con particolare violenza nel settore turistico-alberghiero. Bar, ristoranti, hotel, tutti improvvisamente col muso a terra, come un aereo atterrato male sulla pista.
È per questo che l'emergenza lavoro, che sta ormai assumendo dimensioni paragonabili a quella sanitaria in termini di ricadute sociali e psicologiche, al “Città” è carne viva.
Una proroga “tecnica”
Tanto che lo stesso sindacato ha in animo di proporre una “proroga tecnica” da far accettare sia al Comune che ai gestori a cui si chiederebbe un surplus di impegno, almeno per alcuni mesi. Certo, la situazione amministrativa è fin troppo chiara: 1) la gestione dell'hotel è in scadenza proprio nel 2020; 2) il Comune, per rispettare le date, ha predisposto l'emissione di un nuovo bando indirizzato a ricercare una nuova stessa da avviare in giugno e da perfezionare, con la scelta del candidato, a fine anno; 3) I D'Onofrio e la moglie avevano proposto al Comune una proroga effettiva di due anni; 4) il municipio si era trovato, ex lege, nell'impossibilità di concederla in una misura superiore ad un anno, dunque a fine 2021, ma aggiungendovi il diritto di prelazione;5) da qui lo sganciamento della famiglia degli storici gestori - Francesco ed Hannelore - che avevano deciso di dedicarsi solo alla loro nuova struttura alberghiera in via Cappuccini.
«Siamo convinti che la situazione è complessa e che lo stesso Comune si trova in difficoltà - spiega Antonella Costanzo, la segretaria Filcams- ma la formula “proroga tecnica», dunque non effettiva, riuscirebbe a fornire ai lavoratori quello spazio temporale necessario per accedere alle prestazioni di legge"». Il decreto governativo infatti, sospende i licenziamenti collettivi, quindi per i 67 del “Città” vi è l'impossibilità di accesso alle prestazioni di disoccupazione. La cessazione sic et simpliciter dell'attività aziendale, rischia dunque di far annullare la richiesta di accesso al fondo di solidarietà e quindi di restare senza “cassa”. «Abbiamo chiesto - chiarisce Costanzo - sia alla famiglia che al Comune uno sforzo, banalmente, una proroga di non più di sei mesi, tempo utile per superare l'emergenza e gestire in una fase di normalità le operazioni di subentro».
Il destino delle persone che lavorano al “Città” corre infatti il pericolo, tra drammatica emergenza sanitaria, intersecazione di bandi e rinunce, ostacoli amministrativi e di legge generale, di passare in sottordine. Ma si tratta di almeno duecento persone coinvolte, tra impiegati effettivi e loro famigliari travolti anch'essi dall'emergenza lavoro. Certo, la via è stretta.
Una gestione provvisoria?
«Stiamo provando a trovare una soluzione» anticipa a sua volta il sindaco Renzo Caramaschi. Che prefigura, così almeno parrebbe da alcuni segnali ufficiosi, non tanto o non solo una proroga tecnica quanto la possibilità di trovare una alternativa almeno provvisoria alla gestione che fin qui si è occupata dell'hotel. Anche perché appare molto più complicato, così emerge anche da fonti sindacali, scindere la conduzione dell'albergo in se da quella del bar-ristorante che, in verità godeva, e potrà godere ancora in prospettiva, di una intensa frequentazione.
Nello scenario ristorativo-alberghiero del centro storico il “Città” porta dunque con se anche un'emergenza occupazionale tra le più serie, come numero di addetti. Ma porta con se una specifica drammatica: la chiusura dell'attività di gestione. Si trova così ad essere forse l'unica struttura che, alla possibile e auspicabile ripresa anche se parziale delle attività economiche, non potrà comunque ripartire. Se non a pratica di bando conclusa. È questo che preoccupa. E che sta alla base dell'iniziativa del sindacato. P.CA.


