PHOTO
Bolzano. “Città” al buio. E con lui anche un poco la città stessa, visto che si tratta del suo bar-hotel più centrale e identitario. Il “menodiciotto”, la gelateria che doveva inserirsi nel buco di gestione tra l'addio dei D'Onofrio e l'arrivo del prossimo conduttore, prima ha trattato, poi ha discusso, infine ha rinunciato. Avrebbe dovuto occupare gli spazi del bar e del plateatico antistante, e dunque riaccenderne le luci, da adesso a fine novembre quando, in teoria, sono previsti i lavori di riqualificazione dell'intero edificio, lì dal 1913. Il progetto di affidamento temporaneo, voluto dal sindaco per tornare a riempire di tavolini e di avventori la piazza e costruito dagli uffici del Patrimonio nei suoi dettagli contrattuali, si è arenato sul troppo stretto arco temporale in cui la “menodiciotto” avrebbe dovuto installare i suoi impianti, riaprire il bar e poi lavorare per prevedere utili di gestione.
Stretto perché il 24 settembre scade il bando per le candidature e si è presunto che fino al 24 novembre il possibile vincitore non sarebbe stato in grado di espletare tutte le pratiche di avviamento. «Troppo pochi meno di tre mesi per immaginare un possibile riscontro» hanno risposto in questi giorni al Comune i responsabili della catena di gelaterie (presenti in vari Paesi e a Bolzano in piazza Parrocchia) lasciando tuttavia aperto uno spiraglio: sono disposti a rifornire di gelati ed impianti il prossimo gestore. Che lo sarà, è scritto nel bando, per vent'anni. «C'è ancora la possibilità di trattare con un altro imprenditore interessato» dicono a loro volta i funzionari del municipio. Ma i margini si stanno restringendo. Anche perché alcune proposte da parte di proprietari di locali nei pressi dell’Hotel Città, si sono arenate per la ragione che la legge non prevede un cambio di destinazione d'uso dei locali oggetto dell'affidamento temporaneo perché si trattava di proposte che immaginavano vendite al dettaglio di prodotti tipici dell'Alto Adige. L'idea del Comune, stretto nei mesi scorsi dall'incancrenirsi dei rapporti e di conseguenza delle trattative con il precedente gestore e le norme che prevedono proroghe non superiori all'anno, era oggettivamente difficile ma potenzialmente praticabile: riaprire comunque gli spazi in attesa della assegnazione definitiva.
E adesso? Tra definizione delle fasi finali del bando, proclamazione del vincitore, inizio dei lavori di risistemazione interni ed esterni (già previsti nel bando dal Comune e posti a carico dell'imprenditore che uscirà primo e che saranno scontati dal canone) le previsioni più ottimistiche parlano di un “Città” tornato ad accendersi non prima della prossima primavera. Al netto di possibili inciampi in fase concorsuale. Di che tipo? Ipotetici ricorsi dei perdenti, sempre all'ordine del giorno, gestione del diritto di prelazione che tutt'ora riguarda la famiglia D'Onofrio e infine possibilità, per ora remota, che il bando vada deserto. Per la ragione, dicono alcuni esperti del settore immobiliare, che esiste l'interesse di alcuni gruppi alberghieri e imprenditoriali di indurre il Comune “ad abbassare il prezzo”. Visto il lungo fermo del “Città”, ormai chiuso da mesi e i costi della riqualificazione, immaginati tra gli 8 e i 10 milioni di euro complessivi.
Insomma, quella dello storico albergo bolzanino sta diventando da racconto, a romanzo a giallo. Una “fabbrica” che non ne vuol sapere di riaprire. Pur se gli uffici del Patrimonio assicurano che il bando è stato “ritagliato” con molta attenzione per conciliare l'interesse pubblico a quello legittimo dei privati. Tenendo conto della durata ventennale, del rapporto lavori-canone e della grande capacità di produrre ricchezza dell'hotel. I prossimi giorni, chiariranno molte cose. Anche perché il bando si chiude tra tre settimane. Cioè domani. (p.ca)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Stretto perché il 24 settembre scade il bando per le candidature e si è presunto che fino al 24 novembre il possibile vincitore non sarebbe stato in grado di espletare tutte le pratiche di avviamento. «Troppo pochi meno di tre mesi per immaginare un possibile riscontro» hanno risposto in questi giorni al Comune i responsabili della catena di gelaterie (presenti in vari Paesi e a Bolzano in piazza Parrocchia) lasciando tuttavia aperto uno spiraglio: sono disposti a rifornire di gelati ed impianti il prossimo gestore. Che lo sarà, è scritto nel bando, per vent'anni. «C'è ancora la possibilità di trattare con un altro imprenditore interessato» dicono a loro volta i funzionari del municipio. Ma i margini si stanno restringendo. Anche perché alcune proposte da parte di proprietari di locali nei pressi dell’Hotel Città, si sono arenate per la ragione che la legge non prevede un cambio di destinazione d'uso dei locali oggetto dell'affidamento temporaneo perché si trattava di proposte che immaginavano vendite al dettaglio di prodotti tipici dell'Alto Adige. L'idea del Comune, stretto nei mesi scorsi dall'incancrenirsi dei rapporti e di conseguenza delle trattative con il precedente gestore e le norme che prevedono proroghe non superiori all'anno, era oggettivamente difficile ma potenzialmente praticabile: riaprire comunque gli spazi in attesa della assegnazione definitiva.
E adesso? Tra definizione delle fasi finali del bando, proclamazione del vincitore, inizio dei lavori di risistemazione interni ed esterni (già previsti nel bando dal Comune e posti a carico dell'imprenditore che uscirà primo e che saranno scontati dal canone) le previsioni più ottimistiche parlano di un “Città” tornato ad accendersi non prima della prossima primavera. Al netto di possibili inciampi in fase concorsuale. Di che tipo? Ipotetici ricorsi dei perdenti, sempre all'ordine del giorno, gestione del diritto di prelazione che tutt'ora riguarda la famiglia D'Onofrio e infine possibilità, per ora remota, che il bando vada deserto. Per la ragione, dicono alcuni esperti del settore immobiliare, che esiste l'interesse di alcuni gruppi alberghieri e imprenditoriali di indurre il Comune “ad abbassare il prezzo”. Visto il lungo fermo del “Città”, ormai chiuso da mesi e i costi della riqualificazione, immaginati tra gli 8 e i 10 milioni di euro complessivi.
Insomma, quella dello storico albergo bolzanino sta diventando da racconto, a romanzo a giallo. Una “fabbrica” che non ne vuol sapere di riaprire. Pur se gli uffici del Patrimonio assicurano che il bando è stato “ritagliato” con molta attenzione per conciliare l'interesse pubblico a quello legittimo dei privati. Tenendo conto della durata ventennale, del rapporto lavori-canone e della grande capacità di produrre ricchezza dell'hotel. I prossimi giorni, chiariranno molte cose. Anche perché il bando si chiude tra tre settimane. Cioè domani. (p.ca)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.


