BOLZANO. «Me lo chiedono tutti, ma non esistono segreti particolari per arrivare bene a 100 anni. Serve sicuramente una buona dose di fortuna e, poi, questo è il consiglio che do a tutti, bisogna godersi la vita; imparare, anche nei momenti difficili, a vedere il bicchiere sempre e comunque mezzo pieno». È la filosofia di Alfio Di Vincenzo, nato il 24 luglio 1924 a Catania e festeggiato - 100 anni dopo - nella sede del Club della Visitazione in viale Europa. Regista della festa Rita Krawczyk, la tostissima presidente del sodalizio. Accanto a lui il figlio Franco, gli assessori comunali Juri Andriollo e Christian Battisti, il consigliere provinciale Angelo Gennaccaro e il presidente della circoscrizione Europa Novacella Kleodjan Luku; oltre agli amici che ogni giorno partecipano alle iniziative dell'associazione. Ottimo antidoto contro la solitudine che in estate, quando la città si svuota, diventa ancora più opprimente. A fare gli auguri al neocentenario anche Bruno Bertoldi che di anni ne ha 105.

La festa a sorpresa

«Sono rimasto di stucco. - racconta Di Vincenzo - Non mi aspettavo una festa così bella e con così tante persone. Merito di Rita che ha organizzato tutto. Il Club della Visitazione è diventato la mia seconda casa, da quando nel 2008 è morta mia moglie. E mi sono trovato improvvisamente solo».« Il calore delle persone incontrate al Centro Lovera mi ha evitato di cadere in depressione; gli incontri quotidiani assieme ad una serie di iniziative sono stati la mia ancora di salvezza. Perché quando si è giovani non si capisce, ma la solitudine è una brutta bestia», ancora il centenario.Nato in Sicilia - il padre era capotreno ed ha portato la famiglia prima a Gorizia, poi a Padova e a Treviso - è arrivato negli anni '50 a Bolzano come sottufficiale marconista, alla caserma Vittorio Veneto. «Quando poi mi hanno congedato, ho dovuto trovarmi un lavoro. Ho chiesto ad un politico di origine siciliana di darmi una mano ed è così che ho cominciato a lavorare presso l'Ente provinciale per il turismo, oggi Azienda di soggiorno. All'inizio come fattorino».

La musica

«Ho un unico rimpianto: non aver potuto studiare musica. Sono innamorato del canto lirico, mica canzonette. Tosca, Traviata, Rigoletto per me sono vita. Canto a orecchio. E l'ho fatto anche in occasione della festa del mio compleanno proseguita poi fino a tardi con musica e ballo. Entrambi sinonimo di allegria». E alla morte non ci pensa mai? «Qualche volta ci penso, ma da bravo fatalista credo che, da quando veniamo al mondo, il nostro destino sia tutto scritto. Quando capiterà, capiterà. Intanto apprezzo ogni momento della vita che - lo dico dall'alto della mia esperienza lunga 100 anni - è bellissima, nonostante tutto. Godetevi ogni giorno, perché dall'aldilà non è tornato mai nessuno a dirci com'è veramente».

I 100 anni di Gastone Sereni

Cosa per altro abbastanza rara, perché in genere le più longeve sono le donne, il 20 luglio ha tagliato il traguardo del secolo un altro bolzanino: Gastone Sereni che ha festeggiato il compleanno con la figlia e il genero a Cardano, nel ristorante "Ottenkeller" degli amici Maria Pina Maglione e Franco Iannece. Sia Di Vincenzo che Sereni hanno il privilegio di vivere ancora da soli. «Gastone - racconta Maria Pina Maglione - abita al quinto piano e le scale le fa a piedi. Ma si è organizzato: su ogni piano ha messo uno sgabello, per potersi fermare a riposare».