BOLZANO. «Appena fa buio - racconta una donna Sinti, accampata dalle parti di via Grandi, dietro capannoni e vecchi depositi - qui passano a gruppetti: sono migranti che camminano sui binari o, dove c’è spazio, sulla striscia di terra e sassi che corre a fianco. È un miracolo che finora non ci siano stati più morti».

Sempre, ma è soprattutto la notte che i binari della ferrovia del Brennero diventano terra di nessuno per i cosiddetti “invisibili”, ovvero i migranti che non rientrano nei contingenti dei richiedenti asilo, assegnati dallo Stato, ai quali la Provincia deve dare una sistemazione.

B.A., 19 anni, originario del Gambia, in Italia dall’estate del 2016, era uno di loro.

Un “fantasma”, vissuto ai margini, visto che non risulta registrato in nessun centro di accoglienza.

La ferrovia. Dove andava martedì sera quando è stato travolto dal treno che, da pochi minuti, aveva lasciato la stazione di Bolzano?

Non si sa. Probabilmente stava cercando il modo di salire su un treno in transito.

Qualche chilometro prima della stazione di Bolzano i treni rallentano ed è più facile riuscire ad aggrapparsi al volo. Soprattutto se è buio pesto e gli esseri umani diventano ombre.

Lo aveva fatto anche Abel Temesgen, 17 anni eritreo, nel novembre di un anno fa: aveva cercato di salire su un treno merci ma aveva mancato la presa. Era caduto sui binari ed era stato travolto dal convoglio che stava arrivando.

Con lui quel giorno era svanito il sogno di raggiungere il fratello in Germania.

Una fine tragicamente simile a quella che era toccata nel luglio del 2016 ad Hassan Naffatu, 31 anni tunisino, travolto da un treno in partenza da Bolzano e diretto a Trento.

Nonostante i morti, il treno per questi disperati rimane l’ultima e l’unica speranza di andare al Nord, dove hanno parenti e conoscenti che li potrebbero accogliere.

Per molti di loro è quella la terra promessa.

Anche se la realtà a volte è diversa: la famiglia curdo-irachena di Adan - il tredicenne affetto da una grave forma di distrofia muscolare morto l’8 ottobre a Bolzano dopo una settimana passata tra l’ospedale e i giardini della stazione - aveva dovuto andarsene dalla civilissima e ricca Svezia, dopo che si era vista respingere la domanda di asilo.

I controlli. Ma tant’è e ogni volta che possono ci riprovano, approfittando anche del fatto che ultimamente - come ha denunciato il segretario del Siulp Mario Deriu - si è registrata una drastica riduzione dei servizi mirati nelle stazioni di Bolzano, Bressanone e nell’areale ferroviario.

«Del resto - dice Karin Cirimbelli, volontaria dell’associazione Sos Bozen, sconvolta dall’ultima tragedia - cosa dovrebbero fare questi disperati? Spesso e volentieri sono giovanissimi che hanno attraversato l’inferno pur di arrivare qui e adesso niente e nessuno potrà impedire loro di proseguire il viaggio. Io ho parlato con i ragazzi del parco (stazione) per cercare di saperne di più di questo giovane del Gambia morto martedì sera: nessuno lo conosceva e questo rende, se possibile, tutto ancora più triste».

Gli invisibili. In attesa di salire sul treno diretto al nord, i binari restano per gli “invisibili” il luogo dove muoversi da una parte all’altra della città, soprattutto la sera, più tranquillamente. Perché è vero che il rischio di essere travolti è altissimo, però sono lontani da case e strade e si evita di incappare nei controlli di polizia, carabinieri, vigili urbani. Che soprattutto lungo le strade di Bolzano sud sono stati intensificati, dopo l’apertura dei centri di accoglienza all’ex Alimarket, all’ex Lemayr e alla ex scuola Einaudi.

Emergenza freddo. I controlli aumenteranno ulteriormente quando nei prossimi mesi, sempre a Bolzano sud, aprirà il centro che il Comune la prossima settima acquisterà con l’obiettivo di adibirlo ad Emergenza freddo.

In attesa di perfezionare l’acquisto - il costo dell’immobile dovrebbe aggirarsi intorno ai due milioni di euro - il 15 novembre apriranno i container che verranno installati in via Macello. Si calcola che ospiteranno 100-120 persone, clochard locali e migranti che non hanno i requisiti per entrare nelle strutture create dalla Provincia e attualmente dormono tra i cartoni ai giardini della stazione, dietro il teatro di piazza Verdi o dove capita.