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BOLZANO. L’obiettivo è buono: ridurre la burocrazia. Le conseguenze meno, visto che gli effetti sull’ambiente sono preoccupanti, perché ogni giorno un pezzettino di territorio viene distrutto o, nella migliore delle ipotesi, cambia fisionomia. A lanciare l’allarme è Norbert Dejori a nome dell’associazione biologi dell’Alto Adige che ha inviato una lettera alla giunta, al consiglio provinciale oltre che alle comunità comprensoriali, affinché si riveda il decreto numero 3 del febbraio di quest’anno che amplia la gamma dei piccoli interventi, i cosiddetti interventi “bagatellari”, per i quali è prevista una semplificazione del procedimento amministrativo. Il decreto firmato dal presidente Arno Kompatscher segue, ampliandolo, quello emesso nel 1998 dall’allora presidente Luis Durnwalder.
Lo scopo è sempre lo stesso: evitare che per ogni piccolo intervento paesaggistico si debba elaborare un progetto e sottoporlo a procedimenti amministrativi.
Ciò significa che i documenti per questo tipo di pianificazione oggi sono ridotti al minimo e possono venir scritti dallo stesso richiedente.
«Il risultato è - mette in guardia il presidente dell’associazione dei biologi - che quello che originariamente è stato pensato solo come una semplificazione per i cittadini, si è trasformato nel corso degli anni - grazie a continue diminuzioni delle soglie per lo più nell’ambito dell’agricoltura - in una “lettera di franchigia” per la distruzione di preziosi paesaggi naturalistici e culturali».
A dimostrazione di come questo sviluppo abbia “oltrepassato ogni limite di compatibilità”, Dejori cita alcuni esempi.
Grazie al decreto Kompatscher si possono costruire con procedimento semplificato strade forestali lunghe fino ad un chilometro, che si trovano su una pendenza fino al 70% e possono avere diversi tipi di costruzioni di supporto, come muri ciclopici o terra fortificata fino a 2,5 metri d’altezza (nel decreto del 1998 le strade non potevano essere più lunghe di 500 metri e le pendenze non dovevano superare il 60% e non dovevano avere muri).
A dimostrazione che non si tratta di piccoli interventi, i costi di un’opera come questa: tra i 200 e i 384 mila euro.
In base alle nuove disposizioni anche le soglie per il deposito di materiale di riporto sono state raddoppiate da 500 a mille metri cubi, per il livellamento sotto i 1600 metri di quota da 2.500 a 5 mila metri quadrati.
È inoltre possibile la costruzione di muri all’interno di terreni agricoli con un’altezza fino a 2,5 metri e senza limiti di lunghezza (eccetto i muri cementificati).
In nome della difesa dell’ambiente, i biologi chiedono alla giunta di rielaborare il decreto approvato a febbraio, riducendo gli interventi a quelli veramente piccoli ed eliminando gli incentivi per gli interventi “bagatellari” nelle zone di verde agricolo.


