BOLZANO. «A casa aiuto la mamma, ma questa è la prima volta che servo ai tavoli in un ristorante. C’è tanta gente, sono un po’ teso. Però è il mio sogno, nella vita mi piacerebbe aprire un ristorante col mio amico Lorenza. A Bolzano, a Bologna, a Venezia, ancora non lo so». Samuel Pantano ha 15 anni, partecipa allo Special Olympics dello sci a Bardonecchia, gioca a calcio e va a scuola. Insieme a lui, a servire ai tavoli del ristorante Il Tinello ci sono Melanie, Lorenzo, Katharina, Martina, Sofia e gli altri, tutti ragazzi con sindrome di Down. Sono seguiti dall’associazione Il Sorriso, che ieri ha collaborato con Cooperativa 19 per una raccolta fondi con cui contribuire alla produzione di “Luca+Silvana”, il documentario nel quale il regista Stefano Lisci racconta la storia d’amore che la settimana scorsa ha trovato il suo coronamento nella chiesa dei Domenicani.

È la prima volta un po’ per tutti. «Siamo nervose, non abbiamo mai servito in un ristorante», dicono la ventenne bolzanina Katharina Tutzer e Melanie Florian, di Caldaro. Le due sale si riempiono di amici, parenti, sostenitori dell’associazione Il Sorriso. Qualcuno non si siede al proprio posto, Samuel si indispettisce. Ma non lo dà a vedere, lascia che tutti si accomodino, controlla che i tavoli siano in ordine. Il pranzo comincia. In cucina, insieme alla brigata, il 17enne Alessio Passafaro, una passione per la cucina e un’attenzione chirugica all’impiattamento del menù approntato da Christian Abitani e dallo staff del ristorante. Un piatto in una mano, il secondo nell’altra, giù in sala e poi il ritorno. In questo valzer di cravatte bordeaux la tensione degli undici novelli camerieri si scioglie a mano a mano. «Ci siamo preparati bene», spiegano Sofia Abram, 16 anni, e la diciottenne Martina Zambarda, che a casa è abituata ad aiutare i genitori. «Mi piace preparare gli gnocchi al ragù», aggiunge. Entrambe praticano l’equitazione, Sofia a Cavareno, Martina a Merano: «È un bell’impegno, perché poi c’è anche da studiare per la scuola».

La prova tra la cucina e la sala non è solo un modo per raccogliere fondi per il documentario, ma è anche un’esperienza formativa e lavorativa. E un’occasione di divertirsi facendo squadra. I ragazzi si muovono autonomi, seguono un disegno complessivo, lasciano agli sguardi dei clienti solo un’orchestra di sorrisi e di piatti. Lorenzo Manganaro si ferma a guardare i suoi amici: «Mi sto divertendo, c’è tanta motivazione per tutti noi». Lorenzo a scuola studia per diventare assistente tecnico allo spettacolo. «Studiamo le materie di base, poi ci sono le luci, il suono. Da grande? Mi piacerebbe lavorare in teatro. O fare l’architetto che progetta i teatri. Il mio preferito è il Teatro alla Scala, ma devo ancora vederlo dal vivo». I suoi genitori sono seduti accanto a Luca e a Silvana, sposatisi appena una settimana fa dopo dieci anni di fidanzamento. I proventi del pranzo contribuiranno a finanziare il documentario sulla loro storia, prodotto da Cooperativa 19. La raccolta fondi è cominciata un anno fa e si chiuderà tra pochi giorni, il 20 gennaio. Il budget necessario non è ancora stato coperto: si può contribuire tramite il crowdfunding attivato all’indirizzo www.eppela.com/luca+silvana, che permette di avere una piccola ricompensa legata al documentario, a seconda dell’importo versato.

La sinergia festosa che si è creata tra Il Sorriso, il ristorante e la piattaforma culturale piace anche a Patrizia Daidone, presidente del comitato provinciale dell’Unicef. «Fin da bambina – ricorda – ho sempre avuto amiche con sindrome di Down. Sono persone con una sensibilità molto maggiore, capaci di provare e di manifestare attaccamento. È un dono. Fanno una cosa che “noi” abbiamo dimenticato: si abbracciano». Ormai la sala è piena, ognuno si sente a proprio agio, rassicurato dalla destrezza compìta dei giovanissimi camerieri.

Questa è solo una delle iniziative in cui Il Sorriso, attiva soprattutto tra Bolzano e Merano, impegna i propri novanta iscritti. A rappresentare l’associazione c’è Renate Schwienbacher, madre di Samuel e tra i fondatori del gruppo: «C’è la squadra di calcio, il progetto sci con un maestro specializzato in handicap, il gruppo dei piccoli, il convegno sull’autonomia che faremo a San Giacomo il 21 marzo», spiega. L’associazione ha attivato un anno fa un “gruppo di autonomia”, un percorso triennale che permette di imparare a muoversi nella città, a capire che cosa fare in caso di imprevisti, a organizzare un’uscita con gli amici. È seguito da due assistenti qualificati, formatisi a Roma con un corso organizzato dall’Aipd (Associazione italiana persone down), e prevede un programma a obiettivi. Ma com’è essere genitori di una persona con sindrome di Down? «Non è mai noioso – ride Schwienbacher –, è una sfida bellissima. Noi siamo una famiglia molto attiva, diamo a Samuel tutto ciò che si dà a un figlio senza sindrome di Down, dallo sport, ai viaggi, alle amicizie». Sono storie di amore e di coraggio, quelle che si incrociano nella sala del ristorante. «Martina!», Sofia richiama l’amica, bisogna coordinarsi per la prossima portata. Samuel si preoccupa della saletta al piano superiore, e in cucina Alessio appoggia veli di pere Williams sui dischi morbidi della mousse al grana padano.

Il Sorriso sopravvive soprattutto attraverso le donazioni di persone sensibili o di ditte locali. Si può contribuire attraverso il conto corrente 1164388 della Banca Popolare dell’Alto Adige (Iban IT 16 J058 5658 2500 5357 1164 388, Bic BPAAIT2B053) o versare all’associazione il cinque per mille tramite il codice fiscale 91038140215.