BOLZANO. Alessandro Huber assiste basito alla girandola dei nomi di caratura nazionale che rimbalzano tra le lande altoatesine in vista delle politiche 2018.

«Non fa bene alla politica e non fa bene al Pd», sottolinea il segretario dei Democratici altoatesini.

Prima Maria Elena Boschi, poi Graziano Delrio. I rumors della politica romana indicano voglia di collegi sicuri per i big del Pd. E spesso si associa la regione come terra di conquista. Ma lei che ne pensa?

«Rimango allibito, pensando che il vero problema sarà soprattutto quello della governabilità all’indomani delle elezioni politiche».

E sullo specifico dei possibili «paracadutati»?

«Stiamo lavorando per allargare la partecipazione ad altre forze politiche e su questa strada vogliamo che ci siano candidature espressione del territorio per i due collegi uninominali di Camera e Senato per Bolzano. Con altre candidature sarebbe tutto più difficile».

Ma si può ipotizzare l’arrivo di un big nazionale in uno di questi collegi?

«Non credo che la presenza di personalità da fuori provincia raccoglierebbe il favore degli elettori e del partito a livello locale. Confido che non si arrivi all’imposizione di nomi e si lasci lavorare il Pd altoatesino».

Ovvero, la voglia di ricandidare Gianclaudio Bressa e Francesco Palermo, nonostante le loro resistenze.

«Esatto. Sono personalità politiche che offrono garanzie anche alla Stella alpina».

A che punto siamo nell’opera di convincimento dei due parlamentari in fatto di ricandidatura?

«Con Gianclaudio Bressa siamo sulla buona strada, Francesco Palermo è in una fase di riflessione».

In ultima analisi, se il Pd nazionale vi obbligasse ad accettare candidature non del territorio, cosa farebbe il segretario altoatesino dei Democratici?

«Sono un uomo di partito e le scelte per le politiche competono a Roma».

Ma perché quasi sempre in politica i nomi valgono più dei programmi?

«Me lo chiedo anch’io, visto quanto sta succedendo in questi giorni. Pensare all’operazione che stiamo cercando di portare avanti in tema di allargamento delle alleanze, comporta il mettere da parte i personalismi e lo dico all’intero centrosinistra».

Altro tema attuale è quello del doppio passaporto per gli altoatesini di lingua tedesca e ladina. Lei che idea si è fatto?

«Per me tale richiesta è fuori dal tempo. Ma se sudtirolesi e ladini vogliono avere questa possibilità non credo sia da negare a priori. Contenti loro».

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