BOLZANO. Mobbing, intensificazione delle contestazioni disciplinari punitive con richieste risarcitorie per danni mai causati. È pesante il mazzo di accuse che la rappresentanza aziendale Cobas cala sul tavolo dei difficili rapporti interni con Fercam.

In un documento dell’esecutivo provinciale formato da Edmond Marku, Saverio Petrone e Zahrane El Arabi l’attacco è frontale dopo il primo sciopero dell’altro giorno. «Ad alcuni autisti che abitano nel Sud Italia - si legge - non sono stati affidati turni di trasporto che permettano loro di godere del riposo settimanale. Questo è già grave, ma è stato fatto anche di peggio. A volte hanno ordinato agli autisti di abbandonare il camion a centinaia di chilometri da casa obbligandoli a proseguire a loro spese con viaggi di fortuna per tornare in famiglia. Parliamo anche di dieci ore di tragitto». Preoccupano le annotazioni sulla sicurezza. «Non sempre vengono fornite le dotazioni necessarie nonostante le numerose denunce all’ispettorato del lavoro». Altri episodi non corretti sarebbero avvenuti in occasione dell’ultimo sciopero.

«Hanno ritirato i mezzi senza neppure avvertire gli scioperanti. Molti dipendenti - afferma il sindacato - avevano all’interno anche oggetti personali. Siamo addirittura stati costretti a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine perchè sparivano camion e beni. Per garantire le tratte, poi, hanno utilizzato dipendenti dell’officina che, ovviamente, non sono abilitati per questo tipo di mansione». Non solo. Al personale che dopo la protesta avrebbe voluto riprendere il servizio sarebbe stato negato il diritto di lavorare, colpevole di aver aderito alle iniziative del sindacato di base.

Anche la la chiusa del documento è al vetriolo. «Ci vogliono mettere nelle condizioni di abbandonare i nostri posti di lavoro per sostituirci con manodopera proveniente dai Paesi dell’Est, preferibilmente esterni all’azienda - si legge nel documento - Avvertiamo una sostanziale mancanza di supporto da parte delle istituzioni e da parte dell’arbitro che dovrebbe essere l’ispettorato del lavoro».

I lavoratori, dunque, hanno già annunciato la volontà di continuare con le forme di protesta e con la possibilità di indire nuovi scioperi. (a.c.)

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