BOLZANO. Entrare in carcere può essere un’esperienza interessante, se l’uscita è rapida e garantita e soprattutto se il motivo dell’ingresso è legato ad un’esperienza come quella presentata dalla direttrice del penitenziario Anna Rita Nuzzaci. Che ha fatto da guida ai giornalisti in occasione della presentazione di un progetto legato al Festival delle Resistenze: in uno dei percorsi di avvicinamento alla manifestazione, un progetto proposto dall’associazione Libera Terra ha coinvolto il professor Antonino Benincasa della facoltà di Design della Lub e una dozzina di detenuti che ieri hanno mostrato i primi risultati di due mesi di lavoro creativo.

I carcerati che si sono proposti per questa iniziativa, stanno realizzando 150 t-shirt serigrafate da loro stessi, magliette che saranno distribuite nelle giornate del festival in cambio di un’offerta libera. Di più: oltre alle magliette, stanno realizzando anche tre manifesti con immagini che simboleggiano il loro passato, il loro presente e il loro futuro, manifesti che verranno esposti al Museion in autunno.

La direttrice sottolinea la valenza positiva di queste esperienze: «Il carcere si apre alla realtà esterna in occasione delle visite del Vescovo a Pasqua e Natale, e in occasione di due importanti spettacoli di musica e teatro che ospitiamo. Ma quello che ci preme sottolineare è l’attività creativa che occupa molti dei nostri carcerati. Crediamo nel reinserimento e siamo impegnati in vari progetti: è dimostrato che quelli che partecipano a queste iniziative sono fortemente motivati a reinserirsi nella società. L’arte è sempre liberatoria. Questo “Resistere in assenza di libertà” è un progetto importante, perché i carcerati producono qualcosa che mostrano poi alla società esterna, e questo è gratificante».

Dentro il laboratorio, ci sono alcuni dei carcerati-artisti: italiani e stranieri, dentro per vari reati dall’omicidio allo spaccio d’eroina. Storie di varia disperazione a cui non si può dare un’identità. Tutti si impegnano alla stessa maniera, sfoderando un certo orgoglio per quello che stanno facendo: «Prima hanno disegnato su carta la loro idea per decorare la maglietta, poi l’hanno trasferita sul computer – ci spiega il professor Benincasa - . Infine con il telaio e i colori ecologici si stampano le t-shirt. Ho trovato una buona creatività, qui dentro. Un giovane islamico, restio all’uso delle immagini per motivi culturali e religiosi, ha lavorato sulla scrittura, un altro ci ha trasferito i simboli del suo precedente lavoro di carpentiere. Vengono fuori le loro storie personali». Il design scelto per le t-shirt è stato deciso a maggioranza dagli stessi carcerati, fra quelli proposti dai singoli. L’immagine scelta, rappresenta un martello che spacca un cuore (il male che prevale sul bene, il reato che li ha portati in carcere, insomma), e due figure, una maschile e una femminile, che si librano in volo di fianco alla scritta “forza, amore , volontà”.

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