BOLZANO. Il Comune insiste: Bolzano dovrà diventare la "capitale del ghiaccio". Per questo ha elaborato un piano A ma pure un piano B. E le notizie sono queste.

1) Il sindaco ha convocato un tavolo per i prossimi giorni a tre: lui, Giovanni Podini e gli uffici municipali del patrimonio.

Caramaschi vuole verificare fino in fondo le possibilità di costruire l'"Ice Arena" ma per farlo deve superare l'ostacolo delle stime. Perchè il progetto prevede l'intervento del privato (la Podini holding) che dovrà allestire il cantiere e pagare i costi di costruzione sia del nuovo palaghiaccio che della palazzina dei vigili. E anche e del pubblico con questi impegni: il Comune mette i terreni, la Provincia un qualche contributo. L'ostacolo sono le stime, sia degli oneri che del lotto. Per questo il sindaco avrà con se gli uffici del patrimonio. Si cerca di far scendere i costi, che oggi si aggirano sui 70/80 milioni.

2) In giunta l'assessore Luis Walcher porterà invece il progetto per costruire un "mini Palaonda".

L'idea è farlo sorgere al posto del grande parcheggio atleti e ospiti a fianco, appunto, del grande Palaonda. Costi limitati: dovrà essere solo una pista di allenamento. Ma strategico, questo "mini" , in funzione olimpica per accrescere e mettere a norma l'appeal del palaghiaccio esistente. La strategia concordata in giunta comunale è comunque di far procedere i due piani in parallelo, senza bruciarsi opportunità quando ancora i parametri sono da definire.

Ecco il quadro. Il piano A è l'Ice Arena; il B, il minipalaonda. Si tratta di ambiti progettuali e qualità architettoniche diverse, perchè il primo diventerebbe lo snodo dell'intera attività sul ghiaccio con shop, centri amministrativi e possibilità di ospitare in hotel le squadre straniere che potranno allenarsi anche in bassa stagione; il secondo è un aggiunta, una opportunità più che altro "urbana" di dare spazio alle piccole società ma senza l'appeal dell'Ice Arena anche a livello internazionale. Perchè all'orizzonte resta sempre Bolzano olimpica. Meglio: Bolzano come teatro del torneo di hockey dentro la grande proposta delle Olimpiadi dolomitiche cortinesi.

L'incertezza che ancora pervade gli uffici del comitato nazionale, stretto tra le spinte delle metropoli (Milano e Torino) e quelle alpine, tiene aperti tutti gli scenari. Anche quello di una rete dolomitica cui il Veneto (e il suo governatore Zaia) tiene molto: tenere legate a Cortina e al Bellunese anche Trento e Bolzano. In questa prospettiva il Comune si tiene, a sua volta, aperte le porte. Ma per il sindaco il progetto "Bolzano capitale del ghiaccio" in questo momento travalica l'appuntamento olimpico: è diventata una prospettiva tout court. Che dovrebbe essere perseguita, ed è questo lo scarto politico della questione, indipendentemente dagli esiti delle votazioni comitali nazionali in sede Coni, per rilanciare il capoluogo rispetto ad una sua possibile identità (l'hockey) senza vederlo sempre schiacciato dalle identità ben più forti del territorio (lo sci e la montagna).

Per questo Caramaschi ha convocato il proponente , la Podini holding, e cercherà di approfondire il confronto con i suoi uffici che stanno elaborando le stime, sia dei costi (del privato) che dei terreni (del pubblico). In questo momento gli oneri sembrano troppo sbilanciati a favore di quest'ultimo, dovendo il privato costruire sia l'Arena, di fronte al Twenty in via Galilei, che la caserma dei vigili urbani che verrebbe spostata poco oltre la sua attuale sede.

Si attende anche l'opinione della Provincia, che sarà più chiara una volta decisa la sede per le Olimpiadi. Dovesse essere favorevole a Bolzano e all'Alto Adige, ecco che l'intervento di Palazzo Widmann potrebbe essere decisivo per far pendere la bilancia a favore di Bolzano capitale del ghiaccio e Ice Arena.

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