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BOLZANO. La procura generale non demorde. E convinta che l’ex governatore Luis Durnalder non potesse gestire il cosiddetto fondo riservato come in realtà fece e dunque anche ieri, in occasione della riconvocazione in aula delle due ex segretarie del presidentissimo (per una parziale rinnovazione dell’istruzione dibattimentale) ha scoperto altre carte a sostegno dell’ipotesi accusatoria di peculato. Come si ricorderà in primo grado il mancato raggiungimento della prova del presunto dolo indusse i giudici ad assolvere Durnwalder (per gran parte delle imputazioni) per effetto dell'articolo 530 secondo comma (prova insufficiente o contraddittoria) del codice di procedura penale (in parte "perchè il fatto non sussiste" e " perchè il fatto non costituisce reato" in relazione alle compensazioni personali). Ma nell’udienza di ieri la Procura generale (in aula la dottoressa Donatella Marchesini) ha invece cercato di dimostrare che Durnwalder (il quale sostiene di aver agito in buona fede) avrebbe in realtà considerato il fondo riservato (72 mila euro l’anno) come un bancomat di cui poter disporre a proprio piacimento senza alcun vincolo. La pubblica accusa ha riproposto domande e richieste di chiarimenti alle due ex segretarie (Rosmarie Knoll e Martina Graff) per alcune spese difficilmente giustificabili con il fine istituzionale. Le due testimone non hanno fornito particolari novità. Hanno confermato che dal 1994 (anno in cui furono istituite le spese riservate da distinguere dalle spese di rappresentanza) non cambiarono i termini di gestione e contabilizzazione di questi fondi e hanno anche confermato che il sistema di compensazione messo in atto da Durnwalder impegnava il loro ufficio per una gestione e classificazione attenta delle spese. In effetti Durnwalder era abituato ad anticipare di tasca propria elargizioni e donazioni in occasione delle manifestazioni pubbliche e private a cui veniva invitato per poi utilizzare i soldi del fondo riservato anche per spese del tutto personali messe a compensazione dei crediti maturati per effetto delle anticipazioni. E così nel registro di questa sorta di “contabilità interna” risultano pagati con soldi pubblici anche le bollette private del gas del presidente, le spese per il rinnovo del porto d’armi per andare la caccia, l’iscrizione all’Ordine dei medici dell’allora compagna Heike Müller e le sue spese dentistiche. In questa commistione di spese private e a fini istituzionali ce ne sono alcune che non trovano giustificazione tra le seconde come ad esempio l’acquisto di un medicinale il 7 gennaio 2009 prescritto a Durnwalder 4 giorni prima dal medico di base di Brunico, o un antibiotico acquistato con soldi pubblici il 10 luglio 2008. Ma ci sono anche quattro capitoli di spesa (per un somma di poco superiore ai 400 euro) per versamenti ad Heinrich Gufler che curava per conto di Durnwalder un alveare. Non sono grandi cifre ma la Procura generale ne fa una questione di principio e di legalità. La sentenza è attesa per il 29 maggio.
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