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BOLZANO. Quanto è controllabile il flusso della movida, minato sempre più dal traffico di sostanze stupecanti? La chiusura della discoteca “Cocoricò” per quattro mesi decisa dal questore di Rimini Maurizio Improta dopo la morte del sedicenne Lamberto Lucaccioni riporta la questione in primo piano anche in Alto Adige. Con le dovute proporzioni, certo. Perché di droga ne gira anche nei locali provinciali e averne il controllo totale non sempre è facile. I gestori, così, cercano di offrire serate sicure senza dover per questo “militarizzare” i locali.
Le forze dell'ordine, dal canto loro, hanno un occhio sempre più attento su quanto avviene nelle discoteche altoatesine soprattutto per quanto attiene i teenager. Baila e Juwel ad Appiano, Aprés a Gargazzone, Exklusiv a Lana, Life e Mirò a Bolzano: tutti i luoghi più noti della notte sono monitorati con regolarità. Come spesso accade in questi casi i gestori, per ovvie ragioni, preferiscono parlare quasi esclusivamente con la “copertura” dell’anonimato. Nelle nostre discoteche è la cocaina a farla da padrona: con 50 euro ci si garantisce la sniffata e trovarla è tutto fuorchè difficile. Meno comuni, anche se utilizzate, le droghe chimiche o liquide e lo spaccio avviene sia fuori che all'interno di alcune discoteche. Addirittura alcune pasticche vengono passate con un bacio alla francese.
I gestori, dal canto loro, non hanno sempre tutti gli strumenti per combattere i traffici illeciti: offrono un servizio di sicurezza interno, ma i poteri d’intervento sono decisamente limitati. C'è anche chi ha tolto persino le porte dai bagni per rendere più difficoltoso lo spaccio negli spazi interni. D'altronde il passaggio di stupefacenti all'interno di un esercizio non conviene a nessuno. Ne sono perfettamente consapevoli sia i gestori che gli organizzatori di eventi.
Resta, di fondo, una sostanziale richiesta di aiuto alle istituzioni senza andare al muro contro muro, anche se le modalità (di aiuto e controllo) possono essere diverse. «Quando gli agenti hanno cominciato a controllare troppo spesso il mio locale - spiega Vincenzo Galasso, titolare della discoteca Life di Bolzano - non l’ho presa benissimo. Lampeggianti costanti e regolari: sentivo di non meritarlo. Poi, le dico la verità, nel giro di un mese mi sono accorto che questa azione ha modificato e migliorato la clientela. Significa che i ragazzi che si vogliono divertire senza andare oltre le righe ci sono e sono la maggioranza. La presenza delle istituzioni aiuta anche in una sorta di processo educativo. Bisogna farlo sentire anche ai giovani sapendo che i luoghi di aggregazione sono necessari alla loro crescita, ma possono ovviamente attirare anche qualche malintenzionato».
Un ulteriore spunto arriva da Miki, collaboratore di “Bellavita” che si occupa di organizzare le serate al Mirò e al Salewa. «Sono contento quando vedo agenti in borghese nel mio locale che individuano potenziali spacciatori e provvedono ad allontanarli. Sono un grande aiuto nel controllo e nella prevenzione».
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