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BOLZANO. Ormai è il loro nome, il loro contrassegno, e lo è da ben ventiquattro anni: era l'estate del 2001, quando a Oltrisarco era stata organizzata la prima esperienza del Grest per i giovani bolzanini; non un normale campo estivo, ma un luogo dove la dimensione del gioco, la socialità, la scoperta erano tasselli dello stesso puzzle. A diventare il motore di quel progetto furono gli studenti e le studentesse delle scuole superiori che nel loro tempo libero si occupavano dei bambini e delle bambine che frequentavano l'oratorio. La maglia che indossavano questi adolescenti era gialla ed è rimasta tale: per questo oggi loro si chiamano i Gialloni. Da allora il percorso di questi ragazzi è stato costellato da successi, tanto che il loro impegno è diventato un percorso educativo che dura tutto l'anno, coinvolgendo diversi centri giovanili.
E nel giro di pochi anni quel gruppo è aumentato esponenzialmente, tanto che all'ultimo Yellow Day in piazza erano ben 650. Una grande festa che ha coinvolto ogni angolo della provincia, nata per dare una restituzione pubblica dell'esperienza e del percorso educativo-formativo dei Gialloni e degli Animatori, sostenuto da Centro Giovanile l'Orizzonte, Polo educativo-culturale Terraferma, Associazione Juvenes, Punto d'incontro per giovani Cilla di Merano e Centro Don Bosco di Laives. Il percorso è finanziato dall'Ufficio Politiche giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano come parte di una strategia che mira a coinvolgere ragazze e ragazzi per valorizzare il loro potenziale di trasformazione della società.
Anche quest'anno lo Yellow Day si è confermato come giornata simbolica necessaria per celebrare l'energia di questi ragazzi e ricordare agli adulti che sono i giovani i veri motori del cambiamento e della trasformazione. E allo stesso tempo celebra un percorso educativo che inizia idealmente con il coinvolgimento dei giovani più lontani dalla partecipazione sociale e culturale, con progetti come "Pit stop" di Terraferma rivolto agli studenti colpiti da sanzione disciplinare, per accompagnarli verso forme di protagonismo a vantaggio di tutta la cittadinanza.
Dei Gialloni è molto fiero don Luigi Cassaro, presidente de l'Orizzonte, associazione giovanile molto conosciuta e consolidata che ha sede nel quartiere Oltrisarco: "Quando il progetto è iniziato i ragazzi delle superiori facevano in pratica gli animatori dei bambini più piccoli al Grest. Poi, nel tempo, questa funzione di servizio si è anche affiancata a un aspetto formativo ed educativo - spiega - e dunque il progetto educativo non si limitava più solo con l'estate: così il centro giovanile è diventato un presidio sempre aperto".Da due anni ad accompagnare il gruppo c'è anche "PianoB - Social Design", un collettivo di artisti, designer e docenti che dà vita a progetti di innovazione sociale nell'ambito dei diritti umani sia in Italia che all'estero. Il progetto è entrato a far parte del percorso dei Gialloni con un obiettivo preciso, riuscire a comunicare i sentimenti, le emozioni e tutto quello che succede all'interno del gruppo dei Gialloni. Così il collettivo li ha aiutati a farlo con gli strumenti della comunicazione visiva e dell'exhibition design, tra analogico e digitale, multicanale e sperimentale: ne è nata un'installazione fotografica che è stata esposta in piazza Walther per l'evento Yellow Day.
I ragazzi e le ragazze durante quest'anno si sono fotografati a vicenda o si sono autoritratti per rispondere alle tre domande di senso poste da Piano B: "Cosa significa per te essere Giallone o Animatore?", "Quale ruolo ha questa esperienza nella tua vita di tutti i giorni?" e "Come potresti raccontarla agli altri?". Le risposte sono diventate una riflessione condivisa e collettiva: "Abbiamo lavorato con gli adolescenti e con gli educatori dei centri - spiegano dal collettivo - La restituzione finale del progetto è stata davvero il risultato di una co-progettazione durata due anni".
"Rimettiamo i ragazzi al centro dell'attenzione"
Andrea Natale, è l'educatore responsabile dell'Orizzonte: "Il nostro non è solo un progetto, bensì un percorso che rimette al centro i ragazzi e le ragazze, ma anche gli adulti. Un progetto che dice agli adolescenti che devono essere adolescenti e agli adulti di ricominciare a prendersi le loro responsabilità. Uno dei Gialloni coinvolti quest'anno mi ha detto: "Ho trovato finalmente un luogo e una cosa che avevo perso da tanti anni: la serenità". E questa cosa mi ha fatto riflettere: dobbiamo smetterla di lamentarci sempre dei giovani che aiutiamo a crescere. L'emergenza educativa riguarda gli adulti: insegnanti non più appassionati, adulti che non si prendono la responsabilità di fare gli adulti, genitori che non capiscono il loro ruolo. Perciò il percorso dei Gialloni tenta di rimettere al centro la figura dell'adulto, come testimonianza. E cerca di rimettere al centro i giovani, dando spazio alle loro domande di senso: "Perché mi alzo la mattina?", "Perché vado a scuola?", "Come si affronta la frustrazione?", "Come si affronta un brutto voto o la mancanza di soldi per fare serata?". Con questo percorso proviamo davvero a rimettere al centro i ragazzi e il loro bisogno di essere guardati, ascoltati, condotti per mano per osservare la complessità della realtà"."Si dice che per educare un bambino ci voglia un villaggio, ecco noi stiamo costruendo un pezzetto di quel villaggio - gli fa eco don Luigi Cassaro, presidente de l'Orizzonte - . I dirigenti di domani, gli educatori di domani, i genitori di domani. Sono giovani che hanno capito che per realizzare "il mio bene" devo tener conto del bene di tutti".
E i ragazzi cosa dicono? "Essere un Giallone significa dare una felicità, e anche una speranza, ai ragazzi e alle ragazze di oggi, ai bambini e alle bambine", spiega , Andrew, 16 anni.


