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BOLZANO. Circa seicento persone in due giornate a Bolzano; 1.600 quelle coinvolte nei cinque incontri promossi finora a livello provinciale. E tra questi molti giovani. Niente male come primo bilancio del sinodo voluto dal vescovo Ivo Muser - l’ultimo era stato promosso nel triennio 1970-1973 da monsignor Josef Gargitter - in tempi in cui le parrocchie sono sempre più vuote. Per la chiesa altoatesina si tratta di un evento storico dal quale il vescovo si attende indicazioni importanti, per capire quali sono i temi che più stanno a cuore ai fedeli e dare delle direttive.
Testimoni credibili. Gli incontri dal titolo “Il sinodo ascolta” sono aperti a tutti e ciascuno può proporre dei temi da sviluppare in seminari nel corso della giornata. Ieri come sabato scorso la sala del Rainerum era gremita di persone decise a dare il proprio contributo. A raccogliere le proposte di discussione Cornelia Dell’Eva.
Giulia Vaccari con il mondo dei giovani si confronta quotidianamente, perché ha due figli e fa teatro per bambini. È a loro che pensa quando propone il tema “Essere testimoni credibili e concreti nella vita per i nostri figli”.
«Se dopo la Cresima - dice - i giovani abbandonano la Chiesa, la responsabilità è anche nostra. Vuol dire che non siamo stati testimoni credibili. Ci siamo limitati, nella migliore delle ipotesi, a fare dei bei discorsi. Ma nulla di più».
Dai giovani alla comunità. «È un termine spesso abusato ma se fosse riempito di significati sarebbe qualcosa di davvero rivoluzionario». Vaccari parla per esperienza diretta. «Quando sono arrivata a Bolzano cinque anni fa, con le mamme delle compagne di scuola di mia figlia abbiamo fatto rete. Oggi tra noi vige la regola del mutuo aiuto: c’è bisogno di sistemare per qualche ora il bambino? Ci si dà una mano. C’è un’emergenza improvvisa e ti mancano 50 euro? Sai che c’è chi ti verrà incontro. Se la stessa pratica si applicasse nelle case dove vivono persone anziane, vi sarebbero molti meno problemi di solitudine».
Profughi e immigrati. Gina Abbate insegnava lettere alle scuole medie di Merano. Dopo la pensione ha continuato a farlo a livello di volontariatoed è così che ha conosciuto Alidad Shiri, un ragazzo scappato dall’Afghanistan che, dopo un viaggio lungo e rocambolesco, è approdato in Alto Adige. «Gli ho dato una mano a scrivere il libro in cui racconta la sua storia e per me è stata l’occasione per scoprire la realtà di tanti ragazzi che ancora minorenni fuggono dal proprio Paese alla ricerca di un futuro diverso». La professoressa Abbate si è messa in gioco: ha aperto le porte della sua casa ad Alidad e ieri ha chiesto alla chiesa locale e ai fedeli, di fare altrettanto.
Enrico Broccanello, parrucchiere e presidente dell’Unitalsi, all’inizio di novembre ha partecipato all’udienza del Papa dedicata appunto all’Unitalsi. Assieme ad altri volontari aveva accompagnato in Vaticano, da Bergoglio, dieci malati gravi.
Nell’incontro al Rainerum propone di affrontare il tema “la ricchezzza del malato all’interno della comunità parrocchiale”. «Dobbiamo parlarci - dice - perché in questi anni ci si è preoccupati più di costruire strutture che di creare relazioni umane».
I giovani. Martin Fellin, studente di matematica all’università di Trento, rappresenta assieme altri ragazzi gli scout dell’Agesci e si fa portavoce dell’appello di molti coetanei: «Coinvolgete di più i giovani». Anche Michele Dalla Serra, 19 anni, è iscritto alla facoltà di matematica e sogna di diventare un giorno insegnante. Gli piace stare in mezzo ai ragazzi e anche per questo dà una mano nella parrocchia Tre Santi a seguire il gruppo dei giovanissimi che dopo aver fatto la Crescima spesso e volentieri si allontanano dalla Chiesa. «Cosa fare per rendere accattivante il messaggio della Chiesa?« Una domanda la sua che è diventata tema di discussione dei gruppi di lavoro. «In base alla nostra esperienza vediamo che per coinvolgere i giovani bisogna proporre cose concrete che abbiano un obiettivo finale. Un esempio? Iniziative che hanno come scopo quello di finanziare un progetto. Bisogna sempre cercare di trovare il modo per tenere alta l’attenzione».
I giovani stanno a cuore anche a Serena Cavada che propone la collaborazione tra parrocchie per aiutare i giovani a riscoprire la fede. «A chi sostiene che la Chiesa è noiosa e vecchia dico quello che ripeto sempre ai miei figli: Gesù è il più figo di tutti».
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